
Il periodo natalizio, era particolarmente temuto Sciù da Teiru, per le razzie che erano compiute a danno degli innumerevoli pollai e conigliere che caratterizzavano questo territorio.
I furti di animali domestici, erano concentrati in questo periodo, per i pranzi di Natale e Capodanno, dove in ogni tavolata, doveva esserci la gallina bollita, il coniglio alla ligure, con le olive e poi non poteva mancare la pasta condita “cun u tuccu de cuniggiu”.

Sciu da Teiru, presso ogni abitazione, c’erano dei manufatti, ad uso ricovero animali, tutti edificati con materiali di “recupero” dove erano alloggiati le galline, spesso i conigli erano tenuti in gabbie, costruite con ex giassee, ghiacciaie, opportunatamente modificate
Era d’uso comune allevare questi animali domestici, cibo per la famiglia, le galline erano cucinate solo quando riducevano la loro produzione di uova, a quel punto erano immessi in tu gallino’ nuove galline che dovevano sostituire le anziane destinate alla pignatta.
I conigli avevano bisogno di erba fresca e allora si partiva con il sacco e la messuia a fo l’erba pe i cuniggi
Questa fonte di cibo a km 0, è una prassi ancora in uso e in questi giorni, quando sta per iniziare un nuovo giorno, ancora si sente qualche gallo cantare, forse per l’ultima volta……
Mio papà e i miei zii, avevano nelle fasce, gallinò e cuniggee.
E qualche giorno prima del Natale, furono depredate, i ladri portarono via tutti i conigli, il giorno seguente, trovammo le loro interiora e la pelle nell’alveo del rio Bagetti.
Questo è il verosimile resoconto di una mattina di dicembre, inizio XX secolo in Sciù da Teiro.
U Gattu du Giuan
I braggi du Giuan si sentivano anche au Vigno,’ stanotte ci hanno di nuovo ciappato i cuniggi!
Tutti i anni a l’è la stessa foa, arrivan da Vase e portan via cuniggi e galline pe empise a pansa a Natale.
“Ma u can nu l’ha baio’? “U can? Quellu basta un toccu de pan e u te loccia a cua!”.

Tutti ora lo sanno dau Pasciu, Bosin, Gambun anche in ta Cin-a sono arrivati davanti ai gaggiun averti de Giuan e dei cuniggi, solo la spussa.
Cianseiva il povero Giuan “Ean ottu cuniggi tutti pronti per la pignatta!”.
Ma la cosa ciù brutta da vedere e che puzzava, erano tutte quelle budella spantegate in ti paraggi e anche la pelle dei cuniggi, erano state strappate alle povere bestie.
Un ga ditu “Va ben tan lascio’ e pelle portile ai Camuggi che te fan na sciarpetta!”
Belin, u Giuan non ci ha più visto! Ha ciappato na magna’ di budella e le ha ingogite al collo di chi l’aveva preso in giro!
Questu succede sempre de dumeniga notte, quandu la gente dormiva beata dalle fatighe della settimana e doppu na buttiggia de quellu bun.
I ladri, arrivavano con lo scuro, quasi sempre ciappavano i cuniggi, perché e galline, fanno burdellu e desciano tutti, che e vero come dicono che “due donne e na gallina fan ciassa”
Dopo quarche giorno, turnan i ladri e ciappano altri cuniggi.

Alua se son messi d’accordu, di fare la guardia in tu Pasciu, dal punte du Rissulin, due per volta, con un bacco e un can cattivu, cun il muraggio, perché sensotru, chi porta via i cuniggi, sono du Burgu o quelli du Suò che sun i ciù furbi de Vase.
E cuscì, pe quarche notte de cuniggi, non ne hanno più ciappati.

Urmai, era quasci Natale e si andava tutti alla messa di mesanotte, a S.Donou, S.Anna, quarchedun anche a S.Peo e S.Maria de Casanova, quelli du Pei all’Anunsiò o a S.Luensu, quelli dell’Arpiscella a S.Antoniu e a Madonna di Angeli da Bin. ma il giorno doppu….
A mattin doppu….. tutti quelli du Pasciu, Bosin, Gambun in ta Cin-a e dai Frati, erano in mesu a stradda a bragiare!
“Ci hanno portato via tuttu, cuniggi, galine, anche un can e quatru gatti!”
“Nuiotri a vedde u bambin in ta cunna cun a Madonna e S.Giuseppe e sti maledetti disgrasiati a ciappo’ i cuniggi, sono sensa Segnu’!”
U l’è stetu alua, che u Giuan u ga’ avuo un idea….

U ghea un gattu vegiu, ma tanto cattivo come la peste, che runginava tutti, non Giuan perchè ci dava bene da mangiare.
Giuan de notte lo mettiva a dormire con i cuniggi per vedere se faceva la guardia.
Passa i giurni e anche le settimane, un meise e poi un giurnu sutta Pasqua….

Un giurnu a Vase, un bittega’ dai Mascelli, ciaveva tutte le mani e anche la testa runginate, che la gente ci domandava “cose te fetu?
“Hai taccato lite con un gattu?” ma u bittegà u stava sittu.
Quarchedun u ga ditu, “Ma u l’è miga steto u gattu du Giuan?”
Il titolo del post, ladri di galline è riferito ai ladri inesperti, che se cercavano di rubare delle galline, erano svelati dallo starnazzare dei pennuti, ovvio che se beccati sul fatto i ladri erano fatti oggetto di giustizia sommaria effettuata sul posto a suon di botte e legnate e calci in c..sedere.
Il racconto è in zenagliano, un linguaggio misto in dialetto e italiano, parlato e scritto da chi era di madrelingua zeneise
foto b/n Archivio Fotografico Varagine
