E Prie de Beffadossu

A Testa de Pria

I Bricchi de, Beffadossu, quellu de Mesu u Bric Berleise e a Custà, dividan l’Aniun da u Leistra.

Posti serveghi

A sciumea da Leistra, Arrestra segna sulle carte il confine con Cogoleto.

Nel fondovalle la  borgata della Lamberta sembra svolgere la funzione di dazio, e forse in antichità questo era il suo compito, con il controllo del ponte sul Fosso dei Vasin.

Il letto del Leistra si contorce, cercando la via del mare, formando laghetti, al cospetto di strapiombi, aggirando gli acclivi pendi, nella strettoia dei bricchi che lo circondano.

A mezza costa, ad occidente, dello spartiacque tra le valli dell’Arenon e dell’Arrestra, nascosta dalla vegetazione e all’occhio umano vi è una delle più mirabili opere dell’ingegno e dell’operosità dei nostri avi.

Qui un tempo l’acqua scorreva a pelo libero contenuta in un canale in pietra e calce.

Oggi è intubata, prelevata da na ciusa sutta u cunventu di fratti au Desertu.

Rio Gambin residui du beo de Invrea

Una grande opera, ad uso irriguo, similare ad un’altra via d’acqua, un beo d’equa, che captava le acque dal rio Gambin, il rian delle Faje, passando da u Muagiun, (un imponente canale, che oltrepassava la viabilità verso il Deserto, di cui ben poco è rimasto)

U Muagiun al bivio per il Deserto

Il sentiero verso la Ramognina corre sopra il beo d’Invrea

Il beo dell’Invrea, proseguiva in direzione della Ramognina, dove se ne perdono definitivamente le tracce.

Isola del Deserto

Nel Beo di S.Giacomo, l’acqua in arrivo dal Deserto in sponda destra dell’Arrestra, oltrepassa e irrigua le località di Isola, Mungiarina e Lamberta.

A mezza costa intubata e interrata a prova di incendi , arriva ad una grande vasca,alla base del Bricco di Beffadossu.

L’invaso, è stato costruito dalla SCAI, la Società Costruzione Autostrade, in accordo con la proprietà d’Invrea, per avere l’accesso, durante i lavori del raddoppio dell’A10, alla sottostante galleria.

Per costruire una rampa di accesso al sottostante cantiere autostradale, fu demolito una porzione della via d’acqua, che scorreva sopra un muro, verso i Piani di S.Giacomo.

Non ho trovato tracce su libri o nel web, degli artefici di questa grande opera idraulica.

Ma si può ipotizzare, che furono i Vallombrosani, forse consigliati dai Cistercensi della Badia di Tiglieto, grandi ingegneri idraulici, che progettarono questa via d’acqua

https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_San_Giacomo_di_Latronorio

E chissà chi erano, quelle persone che hanno realizzato materialmente quest’imponente opera, povera gente aggrappata, legata a queste rocce con il rischio di precipitare, a spaccar pietre e a scavare, dall’alba al tramonto per un tozzo di pane e per garantirsi nell’aldilà, un angolo di paradiso.             

L’ordine religioso dei Vallombrosiani nel XII secolo, aveva eretto due edifici religiosi, S.Maria in Latronorio sullo scoglio d’Invrea  e S.Giacomo in Latronorio in quella bellissima  terrazza sul mare dei Piani di S.Giacomo.

Oggi questo acquedotto è gestito da un consorzio per l’utilizzo ad uso irriguo dell’acqua   

Ho cercato tracce di questa via d’acqua anche sulla sommità del Bric Beffadosso

Questo toponimo, comune anche in altre zone d’Italia è l’unione di due parole, doso in zeneise è dorso, schiena, gobba e può essere riferito alla rotondità di questo bricco.

La vetta di questo monte svela, un’incomparabile panorama a 360° la vista spazia dalla cornice del Beigua che incombe sulle frazioni pedemontane di Sciarborasca e di Lerca.

Davanti a noi quell’immenso pianoro di Prato Zanino il più grande ex manicomio d’italia con i suoi 13 padiglioni e le recinzioni sopra il canyon dell’Arrestra.

Come sfondo verso il mare, la città di Genova.

Volgendo lo sguardo a occidente tutt’altra vista con le praterie e i boschi del Monte Grosso u Briccu Brigna e a Custea.

Muggi de prie sutta ai pè.

Chissà chi erano quegli uomini che in tempi remoti hanno lasciato le loro  testimonianze di frequentazione di questo monte

Anche i nostri avi furono suggestionati da questo luogo

E hanno espresso le loro emozioni, la loro gratitudine a qualche divinità erigendo pietre fitte e dei menhir.

Sul bricco di Beffadosso vi sono alcuni massi che potevano essere dei menhir.

Uno di questi è ancora eretto anche se privo della parte sommitale.

La sua base è stata stabilizzata con dei cunei di pietre.

Sul Bric Berlese, un’altro muggiu de prie, forse un riparo da temporali, na trunea, diruta, costruita con le pietre di risulta, della bonifica di questo suggestivo, servego, territorio della nostra città, adibito a luogo di fienagione e pascolo. 

Numerose le sbaragge di cacciuei.

Lascia un commento