
Corriere della Sera agosto 2012
Le prime anfore, Francesco Torrente, pescatore di Varazze, le aveva trovate dieci anni fa ma già aveva sentito parlare dagli anziani, di quei cocci che ogni tanto si impigliavano nelle reti. Il suo è stato un lungo appuntamento sempre rinviato, con un relitto romano.
Nel marzo scorso, quando ha controllato la rete a strascico, del suo peschereccio di 18 metri, il Padre Pio, ha visto spuntare il lungo collo elegante di un’altra anfora.

Ha avvertito i carabinieri. Ci sono voluti cinque mesi per individuare il punto esatto (grazie al sonar) dove giace a una profondità di 65 metri, immersa nel fango, un’imbarcazione romana di epoca repubblicana o imperiale, nel periodo a cavallo fra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo.
L’imbarcazione era a pieno carico quando è naufragata, al suo interno sono visibili ben stivate centinaia di anfore di tipo «dressel», alcune, se i sigilli hanno tenuto, potrebbero ancora contenere residui di vino, olio, olive o salamoia.
Il sindaco di Varazze, annuncia «una guerra» contro chi avesse idea di «portarsi via» questa prima anfora e studia come allestire subito un’esposizione, magari negli ex cantieri Baglietto ma soldi per finanziare gli scavi no, lui non ne ha.

I carabinieri del nucleo subacquei hanno fatto un gran lavoro, aiutati dal robot Pluto che, guidato con un cavo, ha afferrato con le sue pinze il collo dell’anfora portandola in superficie.
Ora inizierà la fase di de salinazione e restauro del reperto che potrebbe permettere l’affiorare del timbro della fornace, indicatore importante per la datazione e per ricostruire la storia del carico.

Soltanto nell’ottobre dello scorso anno il Centro carabinieri subacquei al largo dell’isola di Bergeggi ha individuato il relitto del Transylvania, affondato durante la Grande guerra. Il mar Ligure è ricco di relitti. Il ritrovamento d’epoca romana, tuttavia, è particolarmente prezioso.
Il Castrum Romano del Parasio
Chissà…… forse questa nave romana, potrebbe essere salpata o in arrivo al Castrum Romano del Parasio
La nostra città, in epoca romana, aveva un suo approdo ai piedi del colle di S.Donato, gli scavi effettuati nell’800, per le edificazioni, degli opifici presenti nella zona del Mulino a Vapore, avevano portato alla luce grandi basamenti in pietra, e alcuni anelli in ferro, forse utilizzati per l’ancoraggio delle imbarcazioni, probabili testimonianze di una struttura portuale.

Una porzione di queste opere a mare era ancora visibile prima della costruzione di un muro, al disotto del beo, il canale che portava l’acqua del Teiro nel Cotonificio.
Questa insenatura, doveva essere abbastanza profonda e il mare, arrivava almeno fino alla Rocca dei Busci nel Castrum del Parasio, dove era accampata la guarnigione a difesa del territorio.
Sul colle di S.Donato, arrivava la via Emilia Scauri, che passava sopra un costone roccioso poi demolito per la viabilità attuale.

La via romana scendeva dal colle di S.Donato e proseguiva in direzione del mare oltrepassando l’alveo del Teiro in questa zona con un ponte ad arco.
E’ possibile che il carico di anfore sia stato imbarcato nel Castrum Romano? Oppure che la nave oneraria stesse rifornendo la guarnigione?
Qualche risposta potrebbe darla il contenuto di quelle anfore.
Il continuo apporto di inerti da parte delle piene del fiume, provocò l’inevitabile insabbiamento dell’approdo romano.
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A questo link un articolo sulla nave romana https://www.ecodisavona.it/2021/11/19/riscoprire-il-nostro-passato-nave-romana-al-largo-di-varazze/
Le foto sono relative al relitto di una nave romana affondata nel mare antistante Albenga
foto in b/n Archivio Fotografico Varagine
