Adriana e Gino

La località Tascee o dai Pisan, si trova in sponda destra del Teiro in corrispondenza della località di S.Anna, è un toponimo comune anche di altre zone di Liguria, significa tane di tassi, che prolificavano nei boschi sopra questo abitato, i tassi, predatori notturni, facevano delle stragi, soprattutto negli allevamenti avicoli, niente ferma questi animali, specie, quando hanno delle cucciolate da sfamare, diventano aggressivi e capaci di scavare profonde buche, per penetrare nei pollai

A Ca Russa de Tascee

Il nonno di Adriana, Lorenzo Pisano, di ritorno dall’America, nel 1900, acquistò un ampio appezzamento di terreno in località Tascee, alcuni boschi nel Curnò, e la Casa Rossa, incredibile ma sapiente manufatto, edificato nell’alveo del Teiro , di cui però, non si ha memoria, di chi l’ha costruito

I genitori di Adriana

Lorenzo ebbe otto figli, cinque maschi e tre femmine, uno dei figli, il papà di Adriana, Giuseppe Pisano, sposò Caterina Zunino, da cui ebbe due figlie, Maria e Rosanna, ma da tutti conosciuta, con il suo secondo nome, Adriana.

Adriana

I coniugi Mazzali con Gino accanto alla madre e il fratello

Nel 1966 il giorno della festività dell’Annunziata, il 25 di marzo, Adriana, conobbe Gino, un giovanotto del Pero, che lavorava ai Cantieri Baglietto.

Adriana, racconta del suo incidente, avvenuto verso le h.13 del 9 dicembre 1967 in via Piave, all’altezza dell’ex passerella da Fabrica.

Il traffico lungo Teiro, in via Piave, era a doppio senso, lei era appena uscita dalla rivendita di materiali edili Massone, dove lavorava e stava percorrendo il sciu da Teiru, in direzione del Pero.

Non si sa con precisione, che cosa sia successo a chi era alla guida di una Fiat 1100, che procedeva verso Varazze, probabilmente il giovane, inesperto alla guida, si era distratto, ad osservare la pedaliera dell’auto, premendo sul pedale dell’acceleratore.

L’auto con velocità sostenuta, piombò addosso alla moto, una Lambretta 125, guidata da Adriana, che a seguito dell’urto fu sbalzata in alto, ricadendo rovinosamente a terra, si procurò una grave lacerazione alla gamba destra e una frattura multipla, scomposta alla gamba sinistra-

Adriana restò esamine sull’asfalto, in una posa innaturale, il forte trauma cranico gli provocò una fuoriuscita di sangue, dalle orecchie e dal naso.

Chi accorse in suo soccorso, pensò al peggio e nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi, ricoprì Adriana con un lenzuolo.

Fu il milite della Croce Rossa, il compianto Claudio Bittante, che alla vista di quel corpo, all’apparenza senza vita, si accorse del suo respiro.

Adriana fu trasportata, con urgenza a quello che un tempo era l’Ospedale di Varazze, il S.Maria in Bethlemme, qui per una quelle strane coincidenze della vita, che qualcuno chiama destino o miracolo, si verificò una combinazione di eventi, che salvarono la vita ad Adriana.

L’Ospedale di Varazze, era una struttura sanitaria, con tutte le specialità, quel sabato mattina, era da poco terminata un’operazione di appendicectomia, ed era ancora pronta e disponibile, la sala operatoria e un’equipe medica, che all’arrivo dell’ambulanza, prestò celermente le prime salvifiche cure di rianimazione e di controllo dell’ematoma cerebrale, immobilizzata la frattura e saturate le ferite.

In quei giorni, in cui Adriana, era in prognosi riservata, ricorda di aver fatto alcune volte, sempre lo stesso sogno, quello di camminare, sopra uno stretto muretto, in direzione di una luce, poi improvvisamente di precipitare nel vuoto, queste cadute, coincidevano con dei bruschi risvegli.

Sogni di questo genere, sono stati descritti, da chi è stato in pericolo di vita.

In uno dei suoi dormiveglia, Adriana, si rammaricò, di non poter andare a vedere, la squadra di calcio del Varazze, quel suo dispiacere, fu il sintomo di una pronta guarigione. Per le cure alle gambe il 21 dicembre fu ricoverata al Santa Corona.

Furono una serie di combinazioni, di quelle cose imponderabili della vita, che le salvarono la vita, in primis, il tempestivo soccorso e la fortuna di avere un’Ospedale a due minuti di ambulanza

Adriana, con i suoi vent’anni, reagì bene alle cure, ma fu anche una soluzione contro il freddo, del sciu da Teiru, che ebbe la sua importanza nella dinamica dell’incidente……

Nessuno portava il casco, ma lei per ripararsi dall’aria fredda, che le penetrava nel collo, era solita tirare su il bavero della giacca e fissarlo stretto con uno spillo, in questo modo, furono salvaguardate nell’urto, le vertebre del collo.

Adriana e Gino

Gino le fu costantemente accanto durante la degenza.

Dal loro matrimonio è nata Anna

Gino Mazzali classe 1945, molto conosciuto fra gli ex dipendenti dei Cantieri Baglietto, fu assunto il 15 di ottobre del 1959 e rimase al lavoro fino al 1996.

Furono diverse le sue mansioni, era nella Falegnameria e poi in officina meccanica e infine nel reparto, dove erano sagomate le lamiere di alluminio, per poi essere messe in opera a bordo e saldate

Gino appartiene a quella generazione, testimone di cambiamenti epocali nel mondo della cantieristica navale.

La prima rivoluzione furono i laminati multistrati per gli arredi e le sagomature.

Ma la vera rivoluzione fu l’avvento dell’alluminio, negli anni 70, Gino come altri ex dipendenti ricordano bene il nome della prima imbarcazione in alluminio, che fu varata dai Cantieri Baglietto, un’imbarcazione di trenta metri battezzata Jamin, il commitente era un certo Newman un personaggio del jet set anni 70 importatore statunitense della Porsche, eccentrico miliardario, fu un buon cliente per i Cantieri e anche per le rivendite di liquori!

Jamin

Jamin che tradotto in dialetto fu un vero e prorpio giamin, tribulazione.

In seguito Baglietto si dotò di macchine speciali per la sagomatura delle lamiere di alluminio, a Gino fu affidata l’Assistenza Tecnica per la costruzione e il posizionamento a bordo dei particolari in alluminio.

Gino a bordo di Italia l’imbarcazione che partecipò all’America’s Cup del 1987

Gino racconta di tutte le ultime vicissitudini, prima della chiusura dei Cantieri Baglietto, con gli inesperti direttori di produzione, i vari cambi di proprietà, con il subentro di società che nulla avevano a che vedere con la marineria, dedite solo al profitto prima di tutto.

Stessa sorte anche per altre realtà produttive di Varazze, la ricerca del massimo profitto, fu la causa primaria, della fine della manifattura nella nostra città.

Adriana e Gino, raccontano dei momenti di svago, con i passatempi, da ragazzi, quando il Teiro d’estate scorreva placido e ci si poteva fare il bagno e pescare i pesci, specie nel lago de Preustin.

Il fiume, era luogo di interminabili giochi e passatempi, come ho potuto sperimentare anch’io, insieme ai miei amici, più a valle, nel sciu da Teiru.

A Cartea da Riva

Quanta storia è passata alle Tascee, cose da vita a famiggia e de tantu travaggiù.

Quando de là de Teiro, l’acqua, con u beo da Cravassa, forniva la forza motrice, per azionare le ruote della dirimpettaia Cartea da Riva.

Se traversava u sciumme in simma a na cianca, in Teiru u gh’ea, ciuse bei e roe, per cartee, muin da faina e pe sciacco’ e oive, per taggio’ e ciuno’ u legnu ma anche macchine pe fo a pasta e i tappi.

E com’era diversa da oggi, la vita della gente, si viveva dei prodotti della terra e si lavorava in uno dei tanti opifici, sciu da Teiru o in quelli che erano in riva ou ma.

Dalle Tascee, ad arrivare in Spalla d’Ursu, c’erano i Pisan e i loro parenti, coltivavano e avevano gli animali, tagliavano l’erba nelle zone prative ai Cien de Cantalù e in tu Pra du Gattu, segavano la legna e piggiovan u giassu, nei boschi da Ballin-a.

Il fiume, nei pressi del lago de Preustin, passa attraverso una strettoia rocciosa, qui c’era il progetto di fare lo sbarramento, per una Centrale elettrica.

In questa diga, era previsto di far confluire le acque del Sansobbia e del Teiro, ma anche un’improbabile prelievo, dal torrente Arrestra e un fantasioso utilizzo del torrente Erro!

Il progetto, abbastanza azzardato, fu accantonato anche perchè sull’Europa e in tutto il resto del mondo, si stavano addensando le nuvole nere, di un altro conflitto mondiale

Arrivarono i tuoni di una guerra, già persa in partenza e dopo l’ 8 settembre, sopra quei grandi terrazzamenti delle Tascee, furono montate le tende di un accampamento militare, nella Casa Rossa si stabilirono gli ufficiali e quello, divenne il comando di una guarnigione di S.Marco .

La paura di essere un facile bersaglio di una incursione aerea o dei partigiani e per mettere al riparo gli esplosivi, furono le motivazioni, per lo scavo di un rifugio costruito nella roccia a poca distanza dalla Casa Rossa, una galleria di una ventina di metri, unica del suo genere, con due varchi uno per l entrata e l’altro per l’ uscita d’emergenza.

Quando si parla delle Tascee, sono d’obbligo i riferimenti alla guerra il 24 novembre 1944 ci fu l’eccidio di Emilio Vecchia fucilato davanti a Ca Russa.

Il 25 aprile del 1945, i tedeschi in fuga da Varazze, per proteggere la loro ritirata, fecero brillare una grande carica di esplosivo, nella strada per il Giovo, lo spostamento d’aria, mandò in frantumi tutti i vetri delle case e distrusse le coperture in tegole, delle case delle Tascee

I partigiani, avvisarono dell’imminente esplosione, gli abitanti delle Tascee, che poterono evacuare in tempo, dalle loro abitazioni e rifugiarsi nei boschi in ta Balin-a prima dello scoppio.

Ringrazio Adriana e Gino, sempre cordiali, insieme abbiamo passato qualche ora, a ciappettà, cun un pò de figassa e u caffè, in questo post, ho scritto solo una piccola parte, delle cose che mi hanno raccontato, della loro vita, in questo angolo della nostra città, chiamato e Tascee o dai Pisan.

Grazie alla loro gentile disponibilità, ho portato alla conoscenza di tutti, un importante tassello della storia della nostra città, è quella da Ca Russa, davanti alla quale fu ucciso Emilio Vecchia, un luogo della memoria, probabilmente destinato all’oblio, come altre cose che abbiamo perso.

le ultime foto in b/n sono dell’Archivio Storico Varagine

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