
Au Rian da Biscia, ci si arriva da due direttrici principali, dalle sue sorgenti de Cian Ferrettu o intersecando il corso d’acqua, nei pressi dal lago omonimo, che si forma nel periodo invernale/primaverile, nella torbiera del Lago della Biscia.
Con Cesco, siamo alla ricerca da Pria Liscia, dove sono incise numerose orme di piedi, che secondo gli studiosi, l’associazione piede fonte – sacra è stata imitata dal cristianesimo, nel rito del lavaggio dei piedi, del giovedì santo.

E’ una bella giornata di primavera, scendendo nella zona dei Zerbetti, sotto au Briccu dell’Umbra, si intersecano alcune strade, con diversi muggi de prie , forse recinti in pietra per animali.
Un tempo questi pianori, ricchi di verde e di vinvagne, sorgenti, erano zone di pascolo.

Con Cesco, ci inerpichiamo, sopra un grande masso solitario, che si erge come punto panoramico sulla zona circostante, qui osservando con cura la superfice, completamente ricoperta di licheni, si intravvedono alcune incisioni.

Una grande quantità di croci e coppelle

Simboli sacri e profani.

Il lago/torbiera della Biscia è l’habitat della rana temporaria e di altri anfibi.
Il toponimo di questa zona, del Parco del Beigua, è significativo! Intorno al lago/torbiera della Biscia e nel sottostante rian, nascoste nelle loro tane, saranno presenti, in gran numero, degli esemplari di biscie, qualcheduna anche di notevoli dimensioni, che al risveglio dal loro letargo, si ciberanno quasi esclusivamente di anfibi, nei vari stadi della loro mutazione, uova, girini ed esemplari adulti, un menù per ogni stagione.


Oggi siamo stati fortunati! Abbiamo visto anche due bei esemplari di baggiu indigenus
Da questa zona è arduo scendere lungo il letto du Rian da Biscia, per arrivare al ruscello, è necessario effettuare un ampia deviazione e guadare il corso d’acqua, diverse volte, saltando da un masso e all’altro, cercando ogni volta il giusto percorso, in un dedalo di pietre e rivoli d’acqua.

Dal Lagu da Biscia, scendiamo, l’acclive percorso del rian, di circa 150m di altitudine, ma da Pria Liscia nessuna traccia.

L’ambiente è molto suggestivo, con cascate, laghetti e piccole spiaggette, che si susseguono, lungo il ripido percorso di questo ruscello.

Visibile da lontano, un pezzo di montagna, che si è staccata da Rocca du Vallu, chissà quando e in quale era primordiale è precipitato a valle, sbarrando il corso dell’acqua, du Rian da Biscia, creando un’ansa con relativo lago.
La caduta di quest’enorme massa rocciosa, avrà come minimo provocato un piccolo terremoto locale…..
Chissà se oggi………il pennino del sismografo, installato ad Arenzano, avrà segnalato uno strano sciame sismico……… nella zona a nord del Parco…..ogni volta che io e Cesco, saltavamo su di una roccia lungo u Rian da Biscia! Sarà nostra cura la prossima volta avvisare della nostra presenza!
Impietoso pensare a quando giovinetto, saltavo come un grillo da un sasso all’altro! Oggi prima di effettuare un guado, in te stu rian, devo valutare e ponderarne le conseguenze, in primis un bagno fuori stagione! E allora più volte mi ritrovo a cercare la sponda amica e proseguire a discendere u rian da Biscia fra gli alberi. Cesco è più agile di me e in questo ambiente, avanza senza difficoltà.

Dopo la pausa ristoro nei pressi de Cian Turnan, decidiamo di risalire in direzione di Ceresole, alla nostra sinistra a Rocca du Trun a destra u Chiurlu.

A Ceresole c’è il patriarca del Beigua u Fo Grande de Ciampanu!
U Fo Grande de Cianpanu’

A Ceresole c’è un’altro pregevole manufatto del Parco, un sentiero megalitico, ma senza alcun mistero da svelare.

Questi due muri paralleli e i terrazzamenti, sono di antichissima datazione, erano, molto probabilmente utilizzati, durante la transumanza.
In questa zona, al ritorno dalle zone di pascolo, gli animali erano smistati a seconda della stalla di provenienza, due aperture laterali permettevano la cernita delle pecore.

Il sentiero si interrompe bruscamente a metà pendio.

Anche a questo manufatto, sono state scippate le pietre, per costruire una grande casa colonica e un a cascina, edificate su questo rilievo.

Altri manufatti in pietra, ci incuriosiscono, ma la stanchezza del saliscendi dal Rian da Biscia, inizia a farsi sentire, decidiamo di continuare verso Prato Rotondo, seguendo la strada asfaltata, ma torneremo presto, ancora in questa zona.
Dopo qualche centinaia di metri raggiungiamo u Laiun ma u l’è passò pe bricchi che fo l’asfalto!

Sulla via del ritorno, con una deviazione a sinistra, scendiamo per la strada da Ca du Ce e seguiamo il segnavia,a con le tre palline gialle, lungo il sentiero in direzione del lago della Biscia.


Lungo questo sentiero c’è la pietra scritta, più scarabocchiata del Parco, seconda sola come quantità, alla grande Pria Scrita, ogni millimetro di superfice è stato inciso.
Lo spazio sul supporto lapideo, dove incidere simboli o figure è terminato molto tempo prima, dell’invenzione della scrittura e infatti caso raro e strano, su questa pietra, non si leggono nomi, date o altro.


Molte le incisioni, che hanno cancellato o modificato quelle precedenti, diversi i distacchi di materiale, alcuni grossolani forse per distruggere precedenti simboli, altri intagli invece son ben delineati, un scaliforme, omini a PH, un’aquilone, simboli fallici, coppelle e triangoli.
L’arrivo del cristianesimo ha continuato l’opera distruttrice delle più antiche incisioni, con innumerevoli cruciformi che hanno modificato precedenti simboli considerati pagani.

Poco distante, in un’avvallamento, ancora altre incisioni e cruciformi.
Le lunghe incisioni di questa pietra da me visitata precedentemente, nel periodo estivo di secca, avevano lasciato un interrogativo, sul loro significato.

Oggi si vede l’acqua sorgiva, che scorre sopra la pietra e segue questi canali, un rituale relativo alla sacralità dell’acqua o una canalizzazione scavata per diletto?
Diverse sono le motivazioni, del perché e da chi sono state incise queste pietre.
Ci sono diverse scuole di pensiero, l’unica incisione che ha trovato l’accordo fra i vari studiosi, sono i pollisoir che erano affilatoi per armi o strumenti di lavoro.
Ma poi ci sono le misteriose coppelle, perché han fetu tutti quei garbi a brettiu!
Mi sono documentato, ma non sono uno studioso, osservo l’ambiente che mi circonda, cerco dei particolari anche di poco conto, visti in altri siti, un muggiu de prie, na mascea, na ca derua, un ciappin, un beu, un buttassu.
Dare un significato storico, antropologico e scientifico è compito di chi ha studi in materia.
Io da uomo del 900, ho una mia personale opinione, sulle tante incisioni, simboliche che si trovano in alcune pietre, specie quelle in prossimità di zone di pascolo.

Osservando e prie Scrite, si percepisce la forza, quasi lo sfogo nell’esecuzione di alcune incisioni e allora azzardo un paragone, un nesso lontano nel tempo, con i mie trascorsi scolastici.
La mia generazione, costretta a scaldar i banchi di scuola, nelle medie o alle superiori, trovava sfogo negli arredi scolastici.
Dopo qualche anno, quei banchi e quelle sedie, erano consunti, pasticciati, incisi e a volte perforati, magari portando a termine, lo scavo iniziato anni prima, da un altro scolaro, che ci aveva preceduto!
Era come fare quelle coppelle, incise sulle pietre là sul Beigua, eravamo abili con improvvisati strumenti da scavo a sfogar gli ormoni di quegli anni belli e dannati
Era come essere coetanei di quei ragazzi dell’età del ferro, anche noi serveghi con a testa in te un boscu, in te un sciumme o a pensò a quarche figgetta.
Loro giovinetti come noi, obbligati a star in un posto fisso, non a scaldar dei banchi ma a sorvegliar qualcosa, na pegua o na vacca o chissà che cosa, pe tantu tempu pe tanti anni.
E non avevano niente, ma con solo una pietra e un pezzo di ferro come utensile, hanno lasciato questi segni indelebili del loro passaggio su questa terra.
Questa è la mia opinione, forse dettata dai quei ricordi, indelebili degli anni giovanili, gli anni più belli della nostra vita.
Quei nostri lontanissimi avi, che ci hanno preceduto in questo mondo, erano un pò come noi giovani allegri, spensierati, a volte annoiati, a non saper che fare per passare il tempo.
Il Parco del Beigua organizza visite guidate alle pietre incise
http://www.parcobeigua.it/dettaglio.php?id=61528
Ringrazio Francesco Canepa per la bella giornata passata tra rien, prie, fo e bricchi.
