
Nei comandi alleati durante la seconda guerra mondiale, fu discussa l’eventualità di uno sbarco, nella riviera ligure di ponente lo stesso Churchill era favorevole ad aprire un fronte bellico in Liguria.
Fu poi scelto il D Day in Normandia, il 6 giugno del 1944, e poi lo sbarco in Provenza fra Tolone e Cannes il 15 agosto.

Ma a partire dal 1943, diverse incursioni aeree e depistaggi, misero in allarme i comandi nazi-fascisti per una possibile invasione via mare, probabilmente con una testa di ponte nella piana d’Albenga, ma possibile anche nelle altre città di mare, specie quelle come Varazze, che avevano un valico appenninico.
I bombardamenti alleati nella nostra città, provocarono la morte di 70 nostri concittadini.
In Liguria furono rinforzate, le difese costiere e arrivarono altri reparti di nazifascisti, per difendersi da un eventuale sbarco, ma serviva anche contrastare la guerra partigiana di liberazione e questo prevedeva anche terrorizzare la popolazione, favorendo come successe nella nostra città, l’esecrabile fenomeno delle delazioni, contro chi aveva scelto la libertà dalla dittatura fascista, combattendo o manifestando contro un regime di lutti e rovine.

L’11 Settembre del 1943 a Varazze avvenne la prima esecuzione, che decreta l’inizio di una lunga striscia di sangue: in tutta la provincia di Savona, Antonio Baglietto venne fucilato da militari tedeschi, come atto di rappresaglia dopo l’8 settembre, a pochi giorni dall’armistizio, firmato da Badoglio con le forze alleate.
Il monumento, all’interno del cimitero, ci ricorda, che furono 16, gli internati , che non fecero più ritorno dai campi di sterminio.
In Liguria i nazi-fascisti, fecero 850 vittime, in 169 stragi.

Nell’ottobre del 1943, arrivo’ a Varazze, il generale Rommel, in visita alle costruende difese antisbarco.

Erano centinaia, i blocchi di cemento antisbarco, posizionati nelle spiagge della città, costruiti dall’organizzazione Todt, a forma piramidale, in cemento armato.

Un muro antisbarco, in cemento armato e munito di piastre in acciaio, fu eretto, lungo tutte le spiagge, un ultimo residuo di muro, è oggi visibile all’estremo lembo di ponente di Varazze, nei pressi da Leistra.
La passeggiata di ponente di Varazze è tutt’oggi sorretta dal muro antisbarco.
Ci fu un’indubbio vantaggio economico, di chi seppe lucrare sul delirio di vanagloria fascista, a seguito dell’edificazione delle molte fortificazioni lungo il litorale della nostra città e della Liguria.
Provo a fare un’elenco, non esaustivo, di tutte le opere militari, della seconda guerra mondiale, da me conosciute, che erano e che sono ancora presenti, nel litorale ed entroterra della nostra città.

Alcune postazioni tipo Tobruk ,erano all’Aspia, dai Bergamaschi, S.Cateina, a Moa e quella ancora ben conservata da Puntassa.

Tre bunker erano all’Aspera, due in sa spiaggia de Vase, uno alla Vignetta, uno ancora esistente dalla Villa Araba.

Si è persa memoria delle diverse postazioni per armi leggere che erano posizionate a ridosso delle spiagge, con ripari quasi sempre costruiti in pietra e i cui resti si possono trovare sopra i scogli del Lungomare Europa, uno di questi in calcestruzzo è ancora visibile al termine della crosa che scende da via Helvetia.

In ta Punta d’Invrea c’erano tre batterie armate con cannoni, con sottostante P.O.C. (Posto di Osservazione Costiera).

In località i Canuin, nella valle du Spurtigiò, erano piazzati due obici. Sotto la vetta della Guardia, c’era una postazione per arma antiaerea.

Erano tre i P.O.C. uno a Cruscetta de Cantalù, Cian Retin, e quello oggi perfettamente conservato e corazzato, da Punta dell’Invrea.

Un aereofono per la sorveglianza aerea era in prossimità da Punta dell’Oca.

Un impianto di illuminazione in caso di incursioni notturne, era stato posizionato sul Muntadò, questo rilievo dominante sul Sciu da Teiru, fu fortificato con una trincea, che seguiva tutto il perimetro del bricco con annesse, alcune postazioni per arma leggera.

La postazione sul Muntadò, doveva illuminare gli aerei, per le batterie contraeree posizionate a Campomarzio e a S.Martino.

Tutte queste opere militari, elencate, erano le difese litoranee, contro la ventilata invasione dal mare e contro le incursioni aeree.
Ma l’esito disastroso della guerra, che per la gran parte degli italiani si era conclusa con l’armistizio dell’8 settembre, dopo un’ evidente e dichiarata inferiorità bellica e che avrebbe evitato migliaia di inutili morti, fece invece nascere un’insana mania, nella follia fascista, quello del sacrificio estremo.
Fu cosi’ predisposta una seconda linea difensiva, fatta di trinceramenti gallerie e postazioni per poter difendere il sacro suolo della patria, in una guerra di sfinimento fino all’ultimo uomo!
Per fortuna nulla di questi deliranti intendimenti avvennero, l’italiano affamato, depredato, massacrato in un’inutile sanguinosa guerra, il 25 aprile si liberò di quel regime di falsa retorica e di folle propaganda, capace solo di mandare a morire anche di fame e freddo, 76 nostri concittadini.

Oggi troviamo i resti di percorsi trincerati, in so Munte Crusce de Castagnabunna, da Cruscetta de Cantalu’, sutta au Vigno’, in sou Munte Sucau, da e Prie de Lima con annesso rifugiu in caverna, u Muntadò, suvia a Cà de Toe, sutta au Cian de Freisce e in sou Briccu da Brigna.
Una postazione per mitragliatrice con annesso rifugio scavato nella roccia era posizionata al Pero.
La strategia difensiva prevedeva anche il brillamento di alcune cariche esplosive per difendere la ritirata dei reparti nazifascisti, a questo scopo la direttrice viaria verso i Giovi, fu minata in diversi punti.

I tedeschi in ritirata fecero saltare la mina di S.Anna, i partigiani riuscirono a far evacuare gli abitanti delle Tascee prima dell’esplosione, che provocò seri danni alle loro abitazioni.


I benemeriti cittadini che disinnescarono i fornelli di mina dau Puntin e in Bosin, impedendo ai tedeschi in ritirata di interrompere la viabilità verso il Giovo, sono ricordati da due targhe in marmo.

Per difendere i cittadini erano diversi i rifugi dove ripararsi a seguito di un bombardamento il più grande è quello da Caminò, ancora perfettamente conservato.

Molti altri i rifugi, furono costruiti dai privati presso le loro abitazioni.
foto b/n Archivio Varagine
Le restanti foto sono dei residuati bellici presenti nel territorio del comune di Varazze.
