
Il 22 maggio del 1895 a Fratta Polesine, nasceva Giacomo Matteotti.

Nel settembre 1922, l’on. Matteotti, era a Varazze, in questa casa, ma anche nella nostra città, fu minacciato dai fascisti e costretto ad abbandonarla.
Testimone appassionato e avversario tra i più risoluti, dello squadrismo padano, da lui definito il «peggiore incivile schiavismo agrario», Giacomo Matteotti fu tra i pochi a comprendere subito, la natura violenta e repressiva del fascismo e a intuirne i caratteri di novità, rispetto alle precedenti esperienze autoritarie, denunciando, senza esitazione alcuna, alla Camera e in altre sedi, la minacciosa gravità del fenomeno.

Divenne per questo, vittima di una lunga serie di intimidazioni verbali e di violenze fisiche. Risale al gennaio 1921, la prima aggressione a Ferrara: «una dura lezione», secondo l’organo locale degli agrari, «troppo ben meritata».
Due mesi dopo, fu vittima di una seconda e più grave rappresaglia squadristica.
A Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, venne sequestrato nella sede degli agrari, trasportato su un camion, minacciato di morte, oltraggiato (forse anche stuprato) e infine abbandonato in aperta campagna, perché, come egli ebbe ad annotare, non si piegava a «rinnegare né cose dette, né pensieri».
E ancora nel 1921, in agosto, Matteotti riuscì fortunosamente a evitare alcuni colpi di pistola, esplosi contro di lui a Padova, da fascisti del luogo.
Matteotti era stato una prima volta a Varazze nell’estate del 1920 per curare la salute del figlio Matteo
Bandito per sempre dalla sua terra, si trasferì a Varazze nel maggio del 1921, con sua moglie e il figlio di un anno, sperando nell’accoglienza della nostra città, per sfuggire a persecuzioni e violenze.

Veglia Titta e Giancarlo

Isabella, Matteo, Giancarlo
Alloggiava in quell’appartamento, di via S. Caterina.
A Varazze nacque sua figlia Isabella il 9 agosto del 1922
Con Dria u Carrussè, aveva visitato in calesse, il nostro entroterra.
Un giorno, mentre Matteotti, era in procinto di partire in treno per Roma, Fran, il papà du Milan, al secolo Enzo Giusto, fu informato, che una squadra di fascisti, avevano preparato un’agguato, nella stazione di Varazze.
Dria u Carussè, riuscì, a condurre l’Onorevole, con il calesse alla stazione di Arenzano, evitando così, l’aggressione che era stata organizzata.

Ma non ebbe pace, a Varazze, durante il suo ultimo soggiorno, nella nostra città una squadraccia di fascisti, lo inseguì, nelle vie del centro storico.
Gli squadristi, chiesero a U Recagnin, se avesse visto Giacomo Matteotti, lui rispose negativamente e fece poi uscire, il deputato socialista, che si era rifugiato nella sua bottega, da una porta sul retro.
Le camice nere, punivano chi aiutava gli antifascisti, legati ad una sedia, gli facevano ingerire dell’olio di ricino, ma subivano anche intimidazioni alle loro famiglie e danni a chi aveva un’attività.
Durante il periodo bellico, gli antifascisti, saranno deportati nei campi di lavoro in Germania.
Giovedì 14 settembre 1922, una commissione fascista, si presentò minacciosamente, nell’appartamento dove alloggiava Matteotti e pur convenendo, nella impossibilità di una partenza immediata, della signora e del bambino, imponevano all’On. Matteotti, di lasciare in giornata Varazze, sotto minaccia di provvedimenti gravi a suo carico.
L’On. Matteotti denunciò la violenza alle autorità, ma ritenne opportuno, per evitare a sé e ai suoi famigliari gravi conseguenze, lasciare subito Varazze, partendo per Milano.
Altre bastonature e sequestri Matteotti li subì nel luglio 1923 a Siena e a Cefalù durante la campagna elettorale del 1924.
Questa la parte finale dell’intervento tenuto alla Camera, dall’Onorevole Giacomo Matteotti, il 30 maggio 1924, in cui denunciò le truffe e le violenze commesse dal Partito Nazionale Fascista, per vincere le elezioni del 6 aprile.
Pochi giorni dopo, il 10 giugno, su ordine di Mussolini, venne rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia, da cinque sicari fascisti e brutalmente assassinato.
Il corpo, abbandonato nella campagna romana, fu ritrovato soltanto due mesi dopo

“Voi volete rigettare il paese indietro, verso l’assolutismo. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale rivolgiamo il nostro saluto e del quale salvaguarderemo la dignità domandando che si faccia luce sulle elezioni. (In piedi la sinistra acclama Matteotti. A destra si grida: – Venduto! Traditore! Provocatore!). – E adesso – dice sorridendo Matteotti, ai suoi amici – potete preparare la mia orazione funebre”.
Ma fu il discorso che non fece mai, che decretò la sua condanna a morte.
In quell’occasione, avrebbe potuto divulgare un dossier, sui loschi traffici che facevano capo ad Arnaldo Mussolini e al re d’Italia.
Si tratta di una storia complicata, che aveva al centro una concessione petrolifera cui mirava il colosso americano Standard Oil (multinazionale dei Rockefeller).
Dietro all’operazione c’era il versamento di tangenti per finanziare il P.N.F. e i giornali fiancheggiatori del Regime.
Matteotti era stato clandestinamente in Inghilterra, dove era stato rifornito di documenti dal governo di Londra (tramite la loggia massonica The unicorn and the Lion), interessato a difendere la Anglo Persian, contro l’americana Sinclair Oil Company, controllata dalla Standard Oil.
Il colpo d’immagine che il regime avrebbe potuto ricevere, dallo scandalo sarebbe stato assai più grave, degli abusi e delle violenze in campagna elettorale, denunciati nella famosa seduta del 30 maggio.
Una targa in piazza S. Caterina è stata affissa in memoria dello sfortunato soggiorno di Giacomo Matteotti, nella nostra città.

La figura di Giacomo Matteotti, oggi, con la ricomparsa dei simboli e della propaganda fascista, dovrebbe essere maggiormente valorizzata.
E visto gli episodi di violenza fascista, che hanno coinvolto Matteotti, nella nostra città, dovrebbe essere commemorati anche quei benemeriti cittadini, che lo aiutarono a sfuggire alle violenze squadriste.
A distanza di cento anni, quel 14 settembre 1922, deve essere comunque ricordata, come una pagina triste della storia della nostra città .
A questo link il delitto Matteotti https://thevision.com/cultura/giacomo-matteotti/
