U gh’ea u Luchettu?

A Seia de San Luensu du 2019

“Sono grato a chi mi aiuta a ritrovare questa bicicletta, che mi è stata rubata ieri sera a Varazze in via Ciarli, la bici non ha valore commerciale ma il ricordo la lega ad una persona che è mancata poco tempo fa”.

Questo era il comunicato che feci tre anni fa, quando la sera di S.Lorenzo, dopo un dibattito organizzato in Ciassa du Ballun da Ferruccio De Bortoli per presentare un suo libro, mi resi conto che quella vecchia bici senza valore lasciata chiusa con il suo lucchetto a levetta mi era stata trafugata

Quella sera girai tutta la notte per le vie di Varazze e il Lungomare Europa, alla ricerca della mia bicicletta.

Chi si è trovato nei miei panni, quello di una persona derubata di un suo bene che è sopratutto un’affetto, sa che è molto labile il confine tra raziocinio e violenza, e forse è stato meglio non averla ritrovata quella sera quella bici, insieme all’autore del furto!

Non sarei stato in grado di controllare la mia ira e ne avrebbe fatto le spese quel ladruncolo da strapazzo!

Pensai anche ad un eventuale “noleggio” per andare a vedere i fuochi di S. Lorenzo a Cogoleto, e ispezionai a piedi tutto il Lungomare Europa fino a Cogoleto!

Non ha valore commerciale la vecchia Ceriz, ma sono legato a questo ferrovecchio, da un ricordo affettivo, dovuto alla scomparsa di un mio carissimo amico, U Furmine.

Acquistai da lui questa bicicletta, quando ancora c’era la casa dei Pelosi, e a pianterreno aveva il suo magazzino.

La serata in piazza Bovani era stata piacevole, toni distesi fra il direttore del Corriere della Sera e il sindaco, con reciprochi scambi di complimenti.

Ci fu anche il siparietto di una ridicola claque, quando alcuni pseudo fan, per perorare la vendita del libro fecero delle domande argute al De Bortoli.

Troppo preconfezionate quelle domande, con un linguaggio talmente aulico da risultare incomprensibile, per la maggior parte me compreso, di quella platea di persone normali.

Le risposte del giornalista, alzarono il livello culturale di quel dibattito ad un’altezza talmente siderale, che ammutolì i presenti.

Persone normodotate culturalmente, che avevano domande troppo plebee e banali a cui non diedero fiato.

Io mi voltai per guardare in faccia gli autori di quelle fenomenali domande, che anche se travestiti da turisti in pantoloncini corti, probabilmente facevano parte di un gruppo, che accompagnava il giornalista nel suo peregrinare per vendere il libro.

Pronti ad un certo punto della serata ad intervenire per ravvivare il dibattito con domande di altissimo contenuto culturale.

In quella piacevole serata, emerse un quadro idilliaco della nostra città, ma anche dell’Italia, solidale, cristiana, quindi onesta e pronta alle sfide del futuro che doveva essere grande e roseo!

Anch’io fui orgoglioso felice di essere italiano!

Baci e abbracci fra le varie personalità convenute sopra il palco, annunciarono la fine di quell’istruttivo dibattito.

Ma la realtà, quella vera, quella di tutti i giorni, è di un popolo da sempre abituato al fatalismo, alle furbizie, alla verità alterata delle cose e di conseguenza a comportarsi come gli pare, non rispettare mai alcuna regola.

La realtà di tutti i giorni emerse da subito in quella sera di S.Lorenzo, quando nessuno di quelli che prelevarono le sedie dalla pasticceria Canepa le riportarono dove le avevano prese, al termine della serata.

Rimediai a questa “distrazione del popolo italiano” raccogliendo insieme a Piero mio coetaneo, quelle sedie sparse per la piazza, depositandole presso il dehor di Canepa.

Poi ci fu la bella sorpresa di non ritrovar più la mia bici.

E come sempre, qual’è la domanda che fa un’italiano ad un’altro italiano derubato di auto moto bici o altro?

” ..l’avevi messo il lucchetto…la moto aveva il bloccasterzo…. l’auto era chiusa?

Se si risponde si, a questa domanda allora la risposta conseguente è “Però sti ladri sono sempre più bravi!”

No i ladri non sono bravi a fare il loro mestiere!

Sono delinquenti e basta!

Ma se per caso provi a dire non avevo messo il lucchetto………. allora prontamente arriva l’italica risposta condita di zeneise “Ma o belin, allora è colpa tua se te l’hanno rubata!”

La realtà italiana è questa, ben lontana dall’esito finale di quel dibattito in Ciassa du Balun!

Quella di un popolo rassegnato a tutto, fatalista e cinico, dove il furbo e anche il ladro sono due categorie che hanno successo nella vita.

Non denunciai il furto, chi si sarebbe messo a rintracciare una vecchia bici con i freni a bacchetta?

Fu grazie ai social, che ritrovai la bicicletta feci girare la foto della bici nel web, promisi anche una ricompensa a chi l’avessa ritrovata.

E così fu, ritornai in possesso della mia vecchia Ceriz!

Consegnai i 50 € la ricompensa che avevo promesso, al ragazzo che me la portò una sera di fine agosto, accompagnato dai genitori, nel porticato del Comune.

Lo ringraziai e gli feci qualche domanda, della serie dove l’aveva trovata ecc.

Ma capii subito che c’era qualcosa di strano, in quel ritrovamento della mia bicicletta, nel greto dell’Arzocco.

Non indagai oltre.

Ero troppo felice, di riavere quella bici, u ricordu du me amigu.

Ciao Furmine.

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