L’Avzè u l’è un briccu tantu cau a quelli du Sciascè.

Il toponimo potrebbe derivare da guacè, guardare.

E’ un picco roccioso che emerge dal verde dei boschi, alto poco oltre i mille metri, ma ben visibile dall’abitato di Sassello.
Dominante sulla selva dra Bandia e dra Dunda.
Nelle giornate terse, è possibile osservare tutto l’arco alpino.
Nel suo bel racconto audio, Stefano Frino parla della sua voglia di salire su questa cima, avuta già da bambino.
Belle le parole che descrivono quella sua prima ascensione all’Avzè, perpetrata poi molte volte, in età adulta
Con Francesco per arrivare su l’Avzè abbiamo scelto l’itinerario più facile, con molto meno dislivello.
Lasciamo l’auto alla Veirera poco prima del bivio per La Betulla.
Segnavia tre bolli gialli.
Servono circa 45 minuti di saliscendi lungo una strada sterrata ma accessibile alle auto, fino ad un certo punto, poi solo percorribile da fuoristrada o trattori.

Questa strada è caratterizzata da profondi canaloni scavati dall’acqua.
Era un’antichissima strada di transito verso Ciampanu, molto frequentata in ogni epoca storica.

Tutti i tronchi dei faggi a bordo strada, sono segnati da vistose incisioni, lettere, numeri e simboli, divenuti con il tempo indecifrabili, distorte cicatrici sulla loro corteccia.

Muggi e serci de prie, tocchi de mulaioa, cun i ciappin.

Servirebbe un censimento, di tutte queste radure cun i muggi de prie, dove sono evidenti, anche se diruti e depredati, antichissimi manufatti, testimonianze di frequentazioni umane.

Strada facendo incontriamo alcuni bivi, altre strade con i loro segnavia, poi la strada carrabile termina con la grande area attrezzata dell’Avzè.

In questo pianoro è prevalente la presenza della betulla, con la sua incredibile corteccia bianca.
I brutti de pnè, servan pe fo de spasseghe, così mi ha detto il mio amico Sergio.
I polloni delle betulle erano utilizzati per fare delle scope, per pulire il terreno prima della raccolta delle castagne o per recuperare il fieno lasciato dal rastrello.

Qui alle pendici del Bric Macarin, c’è stata una moria di questi alberi, con lo sradicamento di molti esemplari, dovuto probabilmente a violente folate vento in concomitanza con qualche gelicidio.

Il piu incredibile e tenace essere vivente, del massiccio del Monte Beigua, si trova presso l’area attrezzata dell’Avze’.

Una betulla che si era spezzata molti anni fa ha fatto crescere un pollone che ha raggiunto l’altezza di almeno 6/7 metri.

Il suo tronco abbattuto, con un’ampia curva è riuscito a ergersi ancora, per almeno dieci metri.
Al cospetto di questo incredibile adattamento, viene da pensare ad una qualche forma di intelligenza vegetale superiore.

Stessa sensazione, anche quando ci si sofferma ad osservare l’incredibile apparato radicale esposto di un faggio.
E sotto ai nostri piedi, a un palmo di terra, inizia l’inferno delle piante, con un’immane groviglio di radici, in lotta fra di loro per la sopravvivenza.

La vetta dell’Avzè, è uno spuntone roccioso, spaccato dal gelo e dall’uomo che trovava qui un tipo di pietra facile al distacco.

Siamo al cospetto di un paesaggio spettacolare, che nonostante il cielo velato, oggi spazia dal Capo Noli alle foschie della Pianura Padana

Anche questa vetta è sormontata da una grande croce.

Alcuni graffiti testimoniano antiche frequentazioni.
In questa zona dovrebbe esserci, scolpita sopra una grande pietra una meridiana, ma dopo una ricerca infruttuosa, desistiamo dal cercarla.

Intorno alla croce c’è una grande radura rocciosa, oggi discretamente ventosa, con evidenti tracce di scariche elettriche da fulmine
Il pianoro, degrada verso Sassello, la cresta rocciosa presenta uno strapiombo a picco sul verde sottostante.

E’ impressionante la sconfinata faggeta sottostante, della Bandita e della Donda, sovrastata da bric Luvettu.

Un sconfinato tappeto verde, scuro dove, sperimentato sulla mia pelle è molto facile perdersi e poi difficile ritrovare la strada del ritorno.
Un tempo i boschi del Beigua, erano zone di transito, pastori, taglialegna e mercanti, ma anche posti di briganti, di agguati, streghe e prostitute nelle bettole sulle vie che valicavano i monti .
Come Donda, la strega, ma questa è un’altra storia.

Scriviamo i nomi sul registro, conservato in una robusto contenitore, sotto alla croce.
Oggi tutti i boschi del Beigua sono pullulanti di cercatori di funghi.
Alcuni cercatori armati di grandi ceste a tracolla, al nostro apparire restano immobili defilati fra gli alberi, senza far rumore e svelare con la loro presenza un posto segreto.
Le poche piogge sono bastate a risvegliar i filamenti di micelio, la mamma dei funghi.
Grazie al tam tam sui social, esaltati dalle foto, degli ambiti frutti di bosco, sono arrivati a centinaia i cercatori di funghi sul massiccio del Beigua.
Nell’affannata ricerca de un funsu neigru e quarche cuccuna.
In età giovanile andavo per funghi a Sassello con mio Papà e mio cognato in quell’incredibile fungaia dei Giardini!
Ho smesso di andar per funghi, da quando ho quattrocchi non ne trovo più!
Questo è quello che racconto ma la verità è che ho perso quella passione giovanile che avevo per questo bel passatempo e un po’ mi dispiace, perché trovar funghi è uno dei piaceri della vita.
Sarà anche perchè, preferisco il bosco invernale, con le piante che hanno perso l’apparato fogliare, liberando così ampi spazi di visibilità.

L’area attrezzata è lì che ci aspetta e allora ci rifocilliamo cun figassa e briosc de Vase e quarche gottu de vin .

Si chiacchera molto e di tante cose con Francesco.
Sulla via del ritorno trovo un belu funsu neigru, a bordo strada dove nessuno guarda mai.
Chissa quante persone sono passate oggi vicinissime a questo fungo.

Decidiamo di dare un’occhiata nelle zone circostanti e ci addentriamo in questa bella faggeta.
Alcune ragnatele, segnalano che nessuno è mai passato da quelle parti.
Buon segno! Troviamo altri quattro funghi
Una regola non scritta, fra cercatori di funghi, dice che in caso di un scarso o scarno bottino, chi trova il fungo più grande vince e prende anche gli altri funghi e così Francesco è “costretto” a cedermi i suoi, più piccoli!
Una antica forma di cortesia, contraccambiata alla prima occasione.
C’è sempre stata competizione tra chi va per funghi .
Ma oggi si sta esagerando, non si cede niente a nessuno, si raccattano anche i funghi più minuscoli!
Il trovar funghi oramai è diventato un gigantesco orgasmo mediatico a chi pubblica sui social il più grande numero di esemplari di porcini & C.
Forse la mia è invidia perchè funghi non ne trovo!
Ma ci vorrebbe un pò di moderazione, pubblicando solo foto di funghi belli, strani, giganti con qualche storia come sono stati trovati ecc. magari ancora nel loro habitat o in te un bellu cavagnin.
Ringrazio Francesco della bella giornata e dei suoi funghi che mi ha regalato!
Alla prossima!
