2)A Garaventa e Anime a Belurba e Strie, a Cua Ciatta….

Grazie a chi mi ha raccontato delle sue paure da bambino, ho compilato questo elenco di storie inventate dagli adulti, per far star bravi e allontanare dai pericoli i bambini.  

2a parte E Anime

Quando un Nicciu, un luogo o una casa, è detta delle anime, allora bisogna sempre indagare che cosa c’era o c’è da nascondere.

A Ca de Anime de Cantarena

L’edificio delle anime in Cantarena de Rensen, era così chiamato perché la gente, ma soprattutto i bambini curiosi, dovevano girare al largo e non preoccuparsi dei rumori che provenivano dall’interno.

 Dove la notte a lume di candela si produceva la carta venduta sottobanco.

U Nicciu de Anime

U Nicciu de Anime lungo la strada Vegia de Castagnabunna era così chiamato, perché luogo di incontri amorosi e quindi non dovevano esserci occhi indiscreti da quelle parti.

Due persone, due città, stessi ricordi.

“Duvve ghe divan de Anime, nuiotri figgiò se metimu a curì ciù forte che pureimu! Cun u co in gua, per scappò da e anime di morti che ean lì !”.

A Grangia

Anche noi bambini del Sciu da Teiru, avevamo lo spauracchio delle Anime che in questo caso, indossando un lenzuolo erano chiamati fantasmi!

Erano nella Grangia dall’altra parte del nostro fiume.

 I muri laterali ancora parzialmente eretti di questo grande edificio medievale, impedivano di vedere che cosa si celava di così inquietante al suo interno. E quel grande arco le dava un che di sacro e incuteva timore, forse chissà, magari nel XI secolo era veramente una chiesa rurale, ma gli storici ci dicono tutt’altra cosa.

Ma era tutto architettato, per tenerci lontano da quel grande campo di fragole, che una notte depredammo, consumando sul posto quel frutto misto a terra e pietre.

A Cantalù

Nel sentiero che da Cantalupo porta alla Croce di Castagnabuona,  una persona vide una donna accovacciata, che chiedeva l’elemosina.

L’uomo passò oltre, ma dopo qualche passo, incuriosito ritornò indietro, voleva chiedere alla donna chi fosse e che ci faceva lì,

Ma nel mentre, incespicò cadendo rovinosamente addosso a quella donna. In quell’attimo la mendicante sparì!

Come dissolta nell’aria! Chissà di chi erano le sembianze di quella donna.

Andreina

I bambini bergamaschi, ospiti delle Colonie, erano vessati durante la giornata, da un’opprimente disciplina.

Fischietto e ordini, scandivano le loro giornate. La notte invece erano terrorizzati da Andreina.

Al loro arrivo alle Colonie Bergamasche, gli era stata raccontata, la storia di Andreina, una bambina, figlia di un benefattore, morta di una malattia infantile, raffigurata da una statua posta in un’aiuola, mancante di un piedino.

A quei poveri bambini, fu detto che dovevano star fermi, immobili e in silenzio, nei loro lettini, perché ogni notte arrivava Andreina, si aggirava nei loro stanzoni, a cercare di prendere un piedino, da mettere al posto di quello che aveva perso.

continua

Rinnovo l’invito a chi ha avuto la pazienza di leggere questo articolo, per dare un gradito contributo raccontando i suoi ricordi di giovanili paure, storie ecc. per arricchire il contenuto di questo elenco.

 Grazie!

Lascia un commento