Quella Stiva in Santambrosciu

La nostra città, durante il conflitto mondiale, subì la brutalità, repressiva dei fascisti e ci furono diversi arresti, deportazioni e fatti di sangue.

A Varazze era attiva la Resistenza, donne e uomini che ripudiavano le idee di morte del fascismo, per un’ideale di Libertà.

Anche se le foto, presenti nell’Archivio Fotografico Varagine, con gli stereotipi fascisti, di adunanze, marce e balilla, figli della lupa ecc., fanno pensare ad una città in totale balia delle bande fasciste.

E’ vero il contrario molti nostri concittadini, erano Antifascisti.

Ma i delatori, spregevoli personaggi, fecero pervenire al podestà al prefetto e al comando tedesco, durante i 18 mesi di guerra civile, un corposo carteggio, denunciando anche chi aveva strappato un manifesto o parlato male del duce.

Era il mese di gennaio del 1944, il rumore dei cannoni degli alleati, si avvicinava ogni giorno di più.

Quella folle guerra di aggressione, era definitivamente persa.

Forse per garantirsi il perdono divino, e manlevarsi da quello che stava per succedere nella nostra città, il comandante tedesco di stanza a Varazze, si recò dal Parroco Mons. Calandrone.

Portava con sè, l’elenco delle delazioni pervenute, donne e uomini, che dovevano essere catturati dai nazifascisti, per essere fucilati o inviati in un campo di lavoro / sterminio.

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“Sono il comandante militare della piazza di Varazze, mi sono permesso di venire da lei per un consiglio.

“Sono qui per ascoltarla” risponde il Parroco

L’ufficiale estrae dalla borsa, un pacco abbastanza voluminoso che posa sul tavolo, invitando il sacerdote ad aprirlo.

Il Parroco apre il pacco e intuisce ancor prima di leggere, che trattasi di lettere anonime, inviate da varazzini contro varazzini.

“Che vergogna” borbotta ” Che vergogna”

“Lei comprenderà che se io do corso a questi scritti mezza Varazze finisce in Germania”

Le mani del povero prete tremano, il dolore lo attanaglia, avrebbe voglia di urlare di rabbia che gli ribolle dentro, ma si trattiene, poi…d’impulso, alza il coperchio della stufa e getta tutto nel fuoco

Si volta e allargando le braccia, si rivolge all’ufficiale: “Sono pronto, se crede, porti me in Germania”

Il militare, dopo un attimo di esitazione, s’avvicina lentamente a quelle braccia aperte a forma di croce e i due uomini si stringono in silenzio.

Accanto a loro, dentro la piccola stufa in ghisa, il fuoco consuma la vergogna di una città

da ” Il parroco buono” ricordo di Mons. Francesco Calandrone.

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Tutto ebbe fine con quell’abbraccio?

L’incontro tra l’ufficiale tedesco e il Parroco, raccontato a viva voce dall’avv. Giorgio Costa,avvenne a gennaio del 1944.

Quell’abbraccio non preservò la nostra comunità dalla Grande Vergogna delle delazioni.

A mio parere, conoscendo la precisione teutonica, non è da escludere che dalle lettere anonime, bruciate in quella stufa di S.Ambrogio, fosse già stato stilato un elenco di persone e consegnato al prefetto, per le dovute contromisure.

Le delazioni non finirono con quel fuoco nella sacrestia.Un presagio di forno crematorio.

Nei mesi successivi altri nomi furono inseriti in quell’elenco.Dopo quell’incontro, ci furono arresti deportazioni e fucilazioni.

Il 4 luglio del 1944 a Casanova seguito di una delazione un reparto di bersaglieri, arrestò i quattro fratelli Accinelli e Piombo

il 28 luglio del 1944 un reparto di bersaglieri arrestò, a seguito della spiata di un delatore, Luigi Isola, Agostino de Bernardis, Armando Cerruti, Gino Lupi, Mario Sala e Livio Canale.

Il 24 novembre del 1944 Emilio Vecchia, catturato a seguito di una delazione, fu fucilato da Ca Russa de Tascee .

Quattro giorni dopo il 28 novembre Gianni Iannelli “Nincek” catturato a seguito di una delazione, fu fucilato “Dau Pin Grande” della via romana.

Ci fu chi tradì un conoscente per avere un paio di scarpe nuove.

Chi subiva un arresto era portato a Villa Centa, interrogato e torturato.

L’ordine e la sicurezza in città fu mantenuta facendo affidamento sull’ignobile pratica della delazione.

Varazze doveva essere un’isola felice, divertimenti e adunanze.

Il Grand Hotel fu molto frequentato da gerarchi fascisti e ufficiali tedeschi.

Fu massiccia le presenza di divise militari durante le cerimonie religiose.

Le Colonie Bergamasche, furono trasformate nel periodo bellico in una prigione per Antifascisti e renitenti di leva.

Furono 55 i cittadini di Varazze che da quella stazioncina delle Bergamasche ( che dovrebbe essere il luogo della Memoria della nostra città) chiusi in un carro piombato furono deportati nei campi di lavoro/ sterminio.

Di questi 17 non tornarono più alle loro abitazioni all’affetto dei loro cari.

ACCINELLI ANTONIO 1923 1945 DACHAU

ACCINELLI BARTOLOMEO 1924 1945 DACHAU

BERNARDIS AGOSTINO 1925 1944 HERSBRUCK

CANALE LIVIO 1893 1945 MATHAUSEN

CERRUTI ARMANDO 1923 1945 HERSBRUK

CERRUTI PIETRO GIO BATTA 1921 1945 GERMANIA

DELFINO ANTONIO 1908 1944 OBERSUE

ISETTA GIOVANNI 1918 1944 DORTMUND

KOFFLER LODOVICO 1891 1944 UBERLINGEN

LEGHISSA LUCIO 1922 1945 MUCHEIM

PIOMBO MARIO 1920 1945 DACHAU

PIOMBO ANGELO 1924 1945 DACHAU

PIGOZZI LUIGI 1921 1945 BESSARABIA

SALVIATI GIO BATTA 1912 1943 NUEBHSCDORF

Nella lapide del Monumento ai Deportati nel cimitero di Varazze sono presenti altri nomi, non riportati nelle Pietre di Inciampo in piazza Nello Bovani.

CALEFFI DARIO 1915 1944 GERMANIA

CRAVIOTTO GEROLAMO 1912 1944 STADTKRANKENHAUS

ISETTA MICHELE 1913 1944 INCOLSBEIM

Non si conosce il numero di quanti altri nostri concittadini, furono arrestati e imprigionati nelle carceri italiane.

foto in b/n Archivio Storico Varagine

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