
Qualche anno fa, in un paese semi abbandonato dell’entroterra ligure, un violento nubifragio, fu la causa del crollo di una vecchia stalla in disuso.
Al suo interno fu ritrovata una Balilla.
Poco restava di quell’auto, che fu rottamata.
Chissà chi l’aveva nascosta e poi abbandonata in quella stalla.
Ma un manufatto, magari una moto o un’auto ritrovati in una cascina, stalla o in un fienile, possono raccontarci storie lontane nel tempo
Gli accadimenti storici che si sono susseguiti realmente nella nostra regione, negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale, sono inseriti in questo verosimile racconto, di quelle concitate giornate.
Una notte di aprile del 1945
La notte era senza luna e così doveva essere.
La sagoma nera dei faggi marcava il limite di quella strada sterrata.
La sgangherata Balilla, scendeva verso il Monastero a motore spento.
L’auto era stata riutilizzata dopo un brutto incidente, accaduto tre anni prima
Era morta la persona che era alla guida.
Si era cappottata appena dopo S.Giovanni, dove nella curva c’era già una croce in legno, per una grazia ricevuta
Dicevano che si era messo al volante bello ciucco, ed era finito in fondo al fiume.
L’auto fu acquistata a peso ferro, la carrozzeria semidistrutta, tagliata e modificata era stata trasformata in un camioncino, con il suo cassone in legno.
Anche bella da vedere!
Da qualche mese serviva ai Partigiani, di giorno era nascosta, per non essere requisita dai fascisti. Quando faceva buio era utilizzata per gli spostamenti nelle strade dell’entroterra.
Quella notte i distaccamenti Partigiani, erano stati allertati!
I tedeschi avrebbero fatto saltare il ponte sulla via Aurelia.
Tagliando la strada agli americani della Divisione Buffalo,che stavano arrivando da La Spezia
Loro due, dovevano, senza rischiare la pelle, perché la guerra era finita, controllare che non avessero minato la strada che saliva al monastero
Se saltava il ponte era giocoforza per gli Alleati passare per l’entroterra.
Alla diga avrebbero trovato altri Partigiani anche loro lì ad aspettare l’arrivo degli americani.
Era la fine di quella sporca guerra fascista!
Ma prima doveva passare quella notte senza luna.
Appena superato l’alto muro, che delimitava la grande proprietà terriera del monastero, l’auto si fermò di colpo!
“Hai sentito? E’ la campana della chiesa!”
” Ma no quello è il suono della cappelletta”
Restarono di colpo, in silenzio
Un orecchio attento poteva sentire, anche a distanza il battito di quei due cuori chiusi nell’abitacolo della Balilla.
La tensione era tanta, la guerra stava per finire, ma c’era aria di vendetta e di resa dei conti.
Avevano fermato la Balilla proprio in quella radura che loro ben conoscevano.
Dove c’era la fontana e la vasca.
I fascisti il giorno di S.Ģiuseppe avevano fatto entrare in quella vasca, le persone anche donne e bambini, che erano alla festa del santo patrono.
Usate come scudi umani durante un rastrellamento.
Ora erano lì loro due da soli, a bordo di quel vecchio rottame e i loro compagni Partigiani, troppo lontani per chiedere aiuto.
Avevano solo un moschetto e due bombe a mano
Ancora il suono flebile della campana!
Il monastero luogo misterioso!
C’era chi diceva che quelle possenti mura, servivano per non far scappare le persone rinchiuse lì dentro.
E quel suono di campane udite di notte?
Che cosa succedeva quando faceva buio in quel luogo sperduto?
E in quella notte senza luna? Era forse uno di quei novizi, conosciuto durante una bella partita di calcio un parentesi di svago, in quella calda estate, che chiedeva aiuto?
O qualcheduno di vedetta che li aveva visti arrivare e ora aveva dato l’allarme?
Ebbero la percezione che era pericoloso il tragitto lungo quella strada.
Tante cose tremende avevano già visto in quella sanguinosa guerra civile e se erano ancora vivi, nonostante le miserabili delazioni, le deportazioni, gli agguati e i rastrellamenti, era perché sapevano che la vita o la morte, spesso dipendevano da un’inezia, una disattenzione o il fidarsi di qualcheduno!
C’era solo una cosa da fare, dovevano capire chi stava continuando a suonare quella campanella e perché
La stalla era lì vicino, con il fienile in parte crollato.
Nascosero la Balilla, sotto al fieno, chiusero, non senza fatica la grande porta.
“Il moschetto è rimasto dentro!”
“Non vorrai mica prenderlo! Per i frati bastano due cazzotti, ma se invece ci sono i fascisti, meglio non farsi trovare con delle armi”
Nascosero le due bombe nelle fessure di un muro in pietra
La campana ora taceva.
Successe tutto all’improvviso!
Una figura incappucciata sbucò da dietro un albero!
Ci furono attimi di tensione!
Poi quell’ombra nera si tolse il cappuccio e riconobbero dal sorriso, quel fraticello svelto di gambe e con un buon tiro preciso, conosciuto sul campo da calcio
“Ho suonato io la campana non dovete proseguire il monastero questa notte è pieno di tedeschi!”
“E’ tutto il giorno che due autocarri, fanno la spola avanti e indietro dal monastero.”
“Stanno nascondendo qualcosa o qualcuno! Dovete andare a vedere, prima che tutto sparisca sottoterra. Noi frati abbiamo fatto un voto e non ci è concesso parlare con altre persone, che non siano nostri confratelli, so che siete dei Partigiani e voi dovete andare a vedere che cosa sta succedendo questa notte nel nostro monastero! Ho dei sai, che potete indossare perché possiate avvicinarvi senza problemi.”
Mai avrebbero pensato quei due marxisti di indossare degli abiti da frati.
Proprio loro, due mangiapreti!
Arrivarono in tempo, per vedere da dietro le grate di una celletta, tutte quelle casse ben sigillate, alla luce fioca di alcune torce, sparire nel cunicolo sotto al chiostro
Che cosa stavano nascondendo?
I tedeschi erano arrivati al mattino, quando sapevano che i frati erano tutti riuniti in preghiera e avevano convinto, con le buone i frati ad utilizzare quel luogo sacro, come deposito momentaneo di un loro bottino di guerra.
I fratelli maggiori per evitare spargimenti di sangue si erano sottomessi a quegli uomini in armi.
Che cos’altro potevano fare?Sistemate le casse nei sotterranei del monastero.
I tedeschi fecero radunare tutti i frati in chiesa.
Il silenzio in quel luogo sacro, fu rotto dai pesanti passi e dagli ordini secchi, che ora risuonavano nella navata.
Dall’altare parlò l’Abate
“Cari fratelli i nostri ospiti stanno per lasciarci, hanno voluto ringraziarci, lasciando una grande offerta al nostro ordine monastico”
“Noi dovremo custodire i loro beni per un certo tempo”
“Alcuni di questi signori, resteranno nostri ospiti per alcuni giorni”
Era l’oro dei tedeschi, che sarebbe poi servito a finanziare l’operazione Odessa, per comprare silenzi e connivenze, allo scopo di far fuggire tanti aguzzini nazisti in Argentina e in altri paesi del Sud America. A guardia di quel bottino di guerra e per sfuggire alla cattura, furono nascosti nel monastero degli alti ufficiali tedeschi e forse qualche ricercato italiano.
“Gli amici tedeschi ci hanno chiesto un fratello guida e un’interprete, per superare le alture e gli incontri con i Partigiani.”
” Hanno giurato sul santo che non faranno mai loro del male”
“Saranno rilasciati quando si saranno riuniti con il resto dei loro battaglione che li sta aspettando, superati i nostri monti”
In pratica due ostaggi per ricattare il convento!
Quelle parole rimbombarono nella navata della chiesa.
Un silenzio irreale era sceso in mezzo a tutti quei frati, i novizi iniziarono a pregare.
Il comandante tedesco ordinò di fare silenzio! E fece puntare le armi contro quegli uomini di fede.
Uno sguardo d’intesa fra di loro, un lungo sospiro e quei due Partigiani, vestiti da frati, si proposero, alzando la mano.
L’abate, superato l’attimo di sorpresa per quei volti mai visti prima, si inventò al momento, due nomi da frate e disse qualcosa al comandante tedesco.
Per quelle strane imponderabili circostanze della vita ora invece che far strada agli alleati, dovevano accompagnare i loro nemici!
Salirono per primi sopra il cassone del camion insieme a quattro tedeschi.
Fu l’ultima volta che i frati videro quei due giovani.
I Partigiani, non seppero mai che fine avevano fatto, quei loro compagni che avevano combattuto per la libertà.
Erano giorni concitati, gli accadimenti in quel lembo della nostra regione si susseguirono freneticamente uno di seguito all’altro
I tedeschi avevano fatto saltare quel ponte dell’Aurelia e altre vie di comunicazione, le avanguardie della divisione Buffalo furono costrette a utilizzare la viabilità del Monastero, per proseguire la loro avanzata verso il ponente della Liguria. I genieri americani in avanscoperta guidati dai Partigiani controllarono se la strada era minata.
Seguiti da un bulldozer che aveva raddrizzato qualche curva.
Passarono per prime le jeep e poi arrivarono i Dodge e i GM gli autocarri trasporto truppe.
Chi era presente quel giorno, racconta delle peripezie e dell’incoscienza degli autisti alla guida di quei mezzi!
Quella vecchia Balilla fu ritrovata per caso, dopo molti anni, in quella stalla.
Chi l’aveva nascosta lì non era più ritornato a riprenderla.
Marcio e completamente inutilizzabile è stato ritrovato anche il fucile, un moschetto mod.91
Quei due Partigiani, finti frati forse furono smascherati e fecero una brutta fine.
Ma è bello pensare che a guerra finita, era tanta la felicità e quei renitenti di leva che si erano uniti alla Resistenza, liberati chissà dove dai tedeschi, siano ritornati alle loro case, nelle loro famiglie.
Erano altre le cose da pensare e fare, c’era da rimboccarsi le maniche e ricostruire l’Italia.
Francesco Baggetti.
