Il Forte Barcone di Marta

Il 24/06/2006 Alessandro e io visitammo il forte del Barcone di Marta.

Sono necessarie più di due ore per percorrere i 150 Km da Varazze, uscita Arma di Taggia, verso Triora e la valle Argentina, fino al bivio per colle Langan, poi al Rifugio Allavena, presso Colle Melosa, dove, se non in possesso, di un fuoristrada è opportuno proseguire a piedi.

Dal rifugio occorrono circa 3 h, per arrivare alla fortificazione, denominata il Barcone di Marta.

Dal rifugio Allavena, inizia la strada militare in salita, verso il rifugio del monte Grai, che incombe imponente sopra le nostre teste.

E’ possibile comunque effettuare alcuni tagli di percorso, utilizzando il sentiero, che ha una maggior pendenza, ma che fa risparmiare almeno una quindicina di minuti.

Raggiunto il rifugio Grai, qui ad un’altitudine di circa duemila metri, negli anfratti all’ombra, anche a giugno, si trovano cumuli di neve.

La strada prosegue pianeggiante, fino ad arrivare ai baraccamenti di Marta.

Le caserme dei soldati che a turni di 150 uomini, presidiavano il forte.

Svoltando a sinistra, si oltrepassa il confine di stato e si imbocca nuovamente la strada militare, che dopo un paio, di ampi tornanti arriva alla fortificazione.

Il Balcone di Marta scavato tra il 1938 e il 1940 è il più vasto complesso fortificato, in caverna del Vallo Alpino occidentale, costituito da tre opere sotterranee collegate fra loro.

Questa fortificazione è formata da una batteria di artiglieria, denominata Batteria del Barcone o Batteria 605 e da due centri di resistenza di fanteria, denominati Centro 35 e Centro 35 bis.

Il complesso fortificato, si sviluppa verticalmente su una lunghezza di circa 550 m e su un dislivello complessivo di ben 135 m (corrispondente ad un palazzo di 45 piani!).

Dopo la modifica del confine tra Italia e Francia, sancita dal trattato di pace del 10 febbraio 1947, queste opere, e quelle dei dintorni, sono passate in territorio francese.

Vista la notevole estensione dei locali sotterranei (la visita completa richiede almeno un’ora), si consiglia comunque di non avventurarsi all’interno da soli e di munirsi di efficienti mezzi di illuminazione.

A causa della presenza di correnti d’aria, relativamente forti, e’ necessario, coprirsi adeguatamente, anche nella bella stagione.

Le condizioni di conservazione dei locali, sono generalmente buone.

Prestare attenzione lungo le ripide rampe di scale, che scendono ai Centri 35 e 35 bis sono 326 scalini!

La presenza di umidità, può rendere scivolosi gli scalini, e i corridoi in forte pendenza .

Il ritorno al punto di partenza passando per il sentiero che inizia presso l’ingresso del Centro 35, e’ assolutamente da evitare e fortemente sconsigliato, sia per le scarse tracce del sentiero, che per la difficoltà del percorso.

È decisamente preferibile, ripercorrere l’itinerario interno, di andata, attraverso il corridoio di collegamento e le rampe di scale.

Dopo queste necessarie precauzioni, è anche, a mio parere, da sconsigliare l’entrata al forte, a chi soffre di claustrofobia.

Ecco il racconto della nostra escursione.

Muniti di un paio di torce elettriche di buona potenza e autonomia, siamo scesi lungo le interminabili scalinate, molto scivolose (per me fatali, visto lo scivolone e la conseguente rottura dello schermo del mio cellulare!)

La discesa è per fortuna, interrotta ogni tanto, dalle diramazioni per le camerate e i centri di fuoco, con le loro corazze d’acciaio, dove dalle feritoie, si domina la Valle Roja.

Arrivati all’intersezione con l’ingresso del Centro 35, ci siamo trovati al cospetto di un ambiente spettrale, dovuto alla presenza di una forte nebbia di condensazione, che limitava molto la visibilità, tramite la scaletta è stato comunque possibile, uscire all’esterno sulla piccola radura.

Come consigliato il ritorno è da effettuare, ripercorrendo in salita il tragitto interno, ultimando la visita dei locali e centri di fuoco presenti lungo l’altra rampa.

Quando si è al cospetto di queste opere immense io penso sempre al lavoro che è stato effettuato per lo scavo, le opere in muratura, la posa in opera delle corazze e delle armi per le bocche da fuoco, gli impianti elettrici e idraulici, l’impianto di aereazione e all’esterno la cupola di osservazione.

Il Barcone di Marta è un’opera colossale che consiglio a tutti quelli che vogliono avere una testimonianza reale, diretta, “dell’inutilita’” degli sforzi bellici che sono stati fatti per realizzare questa opera che faceva parte dell’intera fortificazione del confine con la Francia.

Dopo almeno un paio d’ore usciamo all’aperto per ancora alcune foto, alla cupola di osservazione, e all’incomparabile panorama, con gli scenari del monte Torraggio e Pietravecchia.

In alcune domeniche dei mesi estivi, vengono organizzate delle escursioni ai forti del Balcone di Marta con partenza dal Rifugio Allavena.

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