Giacomo

Agli inizi degli anni 80, di solito nel mese di luglio, andavo un paio di settimane, ospite di una famiglia, nella frazione Trappa di Garessio, una borgata di case a destra della statale per il Col di Nava, con la chiesa, un’ex filanda, il suo piccolo cimitero, un campo di calcio, il fiume e una piccola spiaggetta, con la sabbia fine e una cascata, dove fare i tuffi sempre affollata di giovani.

Qui lungo l’asta del fiume Tanaro, le molte attività industriali e artigianali sono andate scomparendo anche prima degli anni 80, obbedendo ad un’oscura pianificazione di deindustrializzazione del nostro paese.

La linea ferroviaria Ceva Ormea, giace inutilizzata effettua solo viaggi turistici e rievocazioni storiche, con treni a vapore, il bel tracciato che corre parallelo al Tanaro è da anni con la ruggine sui binari.

Con le stazioncine dai nomi curiosi.

Il fiume Tanaro, era una grande risorsa, a Garessio e Ormea, le sue acque erano prelevate da diverse dighe a scopo industriale e per l’irrigazione.

A monte erano utilizzate nel cotonificio di Ormea e poi rilasciate nel fiume, dove servivano anche come acqua di lavaggio degli inerti, nelle cave presenti nella vallata e in diversi opifici di Garessio, Bagnasco ecc.

Ma il fiume sopportava bene gli inquinanti, le sue acque, anche nei periodi di siccità, avevano una discreta portata e alla fine l’acqua era sempre limpida.

Il Tanaro fiume ideale per la pesca alla trota.

Sono molti i pescatori professionisti che specie nel weekend arrivano da “chissadove” per insidiare iridea e fario, che nascoste sotto le pietre, o dove l’acqua fa la schiuma, dopo una cascata attende le sue prede

Giacomo aveva lavorato alla Petit, un’industria farmaceutica di casa madre francese, che aveva uno stabilimento a Garessio.

Era un’uomo sulla settantina d’anni ancora in forze robusto come tutti dotati di una discreta pancia, baffi grigi e grandi occhi celesti.

Andato in pensione, aveva tre grandi passioni Bacco tabacco e pesca!

Era solito affermare, che la trota si pescava meglio alle prime luci dell’alba e così la sveglia era messa alle 5 per essere sul posto quando iniziava l’aurora, di solito nella località di Nasago’ fra la frazione di Trappa e Ormea.

Parole bisbigliate per non svegliare gli altri e poi via, nel buio delle prime ore del giorno, con le canne e gli stivali già indossati.

Arrivati sul posto, con la mia auto, si passava sopra un ponte ad archi, si lasciava la 128 nel prato e si scendeva scostando i cespugli e arrivando all’argine del Tanaro.

Era d’obbligo fare silenzio la trota, percepiva ogni vibrazione e se si accorgeva di qualche pericolo scappava a nascondersi.

Come esca le uova di salmone e via con i lanci e il lento recupero, con il mulinello.

Il religioso silenzio era rotto, solo quando la lenza restava impigliata, magari in qualche ramo semi sepolto e allora Giacomo, dava sfogo ad una ridda di imprecazioni, dove erano citati molti santi di cui io manco conoscevo il nome.

Ma solitamente dopo 3/4 ore di pesca si portava a casa un discreto bottino di trote erano quasi tutte iridea ma anche qualche bella fario.

In tempo per essere cucinate a pranzo.

Il pomeriggio era, da Giacomo dedicato alla cura dell’orto e a Bacco.

L’irrigazione dell’orto era effettuata tramite l’apertura di una paratia di un canale, per poter bagnare tutte le piante, si occludeva con una zolla di terra il solco che era già stato irrigato, facendo arrivare l’acqua nel solco successivo.

La pesca di fiume ha il suo fascino, l’ambiente, la forza della corrente le prede molto vitali, un’attivita molto più attiva e gratificante della pesca in mare con la canna da riva.

Prima di rientrare a casa, sempre, si faceva una capatina dove le acque del Tanaro, prelevate tramite un canale per l’irrigazione erano restituite al fiume, con una piccola ma poderosa cascata….dove lerosione dell’acqua aveva creato un piccolo laghetto.

In quella pozza, aveva la sua tana una grossa trota, da lui soprannominata il Diavolo!

Era riuscito una volta sola a sollevarla, con la lenza fuori dall’acqua, era un bestione!

Giacomo mi racconto’ che gli aveva visto gli occhi, erano rossi e per un’attimo lo aveva fissato, prima di tagliare con i denti la lenza e inabissarsi nella sua pozza.

Arrivato in prossimità di questo laghetto, si accendeva l’ennesima sigaretta, sceglieva l’uovo di salmone più colorato e gettava l’amo.

La sigaretta incollata al labbro, come una clessidra a segnare il tempo, finita la sigaretta era terminato l’ennesimo tentativo di insidiare quell’animale degli inferi!

Ci fu una mattina che riuscimmo a tirar fuori da quella pozza una gran bella trota ma non era il Diavolo!

Qualche anno dopo passai a salutarlo, gli chiesi della trota e lui mi disse che c’era ancora, ma che si divertiva a tagliare sempre le sue lenze, anche se ne usava di diametro maggiore.

Quei grandi occhi celesti erano umidi di tristezza, mi disse che non era più stato a Nasago’ aveva problemi di deambulazione e così andava a pesca, solo vicino casa e ogni tanto andava a dare “una tocca” a cercare Diavolo.

Non lo rividi più, ebbi notizia della morte prematura del figlio e lui si spense qualche tempo dopo.

Chissà se sarà mai riuscito a prendere il Diavolo.

Ho voluto con questa piccola storia, ricordare Giacomo, un’amico in quelle lontani estati di tanti anni fa.

Il ricordo di lui della moglie, dei figli e di quella piccola comunità di Trappa, si intreccia con quello della finale dei mondiali di Spagna del 1982 e i festeggiamenti in quel piccolo borgo di case.

Tutta la gente di Trappa, la sera dell’undici luglio, era scesa in strada con le stoviglie da cucina, pentole coperchi, posate e cucchiai a festeggiare la vittoria della nostra nazionale.

Lascia un commento