
Mi piace cercare e trovare le cose, dove lo scorrere del tempo, ha lasciato i suoi inconfondibili segni.
Testimoni di chi in un posto, ha lavorato, vissuto e dove ancora qualcheduno ritorna, a perpetrare le stesse cose viste fare da un padre, un conoscente o un’amico
duvve se andava pe parti’ cun un gussu,
a ciappo`dui purpi,
cun na sampa de gallina
a pesco’ cun na lansetta
au bulentin
a ritruvo’ n’amigu
e stappo’ na buttiggia de vin
Nelle foto, le canne dei cannoni, provenienti dal Priamar, depredato dai genovesi, che avevano espugnato la fortezza e usati come bitta, per legare con le cime le imbarcazioni a questo molo.
Il bel muro con i variopinti mattoni dai colori sbiaditi.
Un banco con la morsa per i Tapulli, chissà chi era qua a ingegniarsi per riparare qualcosa o a invertar qualche attrezzo da pesca, visto chissà dove.
Na Nassa o na Purpea.
E in giu a sta morscia quante giastemme!
Che bei disegni!
Un pesce spada che salta e un altro dipinto a ingentilire una porta in ferro, con due gabbiani ritratti a riposo sui dei pali.
Chissà chi erano gli autori che hanno dato una nota di colore e di natura a questi ripostigli di pescatori.
Chissà se qualcuno conosce la storia di questo posto.
Immersi nell’acqua, dei pneumatici a uso gomena e una grande catena caduta in acqua e lasciata lì da chissà chi.
Sono caratteristici questi angoli, di una città di mare, dove per fortuna tutto è lasciato all’usura del tempo, dove ogni cosa sa raccontar una storia.
Savona è fortunata ad avere questo posto, speriamo che qui, non arrivino mai le tristi fantomatiche ” riqualificazioni” che imperversano nelle città di mare liguri.
Una parola subdola, che nasconde, la scomparsa di maufatti, oggetti, paesaggi, che fanno parte della nostra identità ligure, cose nostre della nostra storia, perse per sempre.
Buona Giornata.





