Luvigin e Tugnetta.

I Miei Bisnonni Paterni

Mia cugina, Ornella Pizzorno, mi ha raccontato dei miei bisnonni, Luvigin u Mezzin e Tugnetta a Mezzina.

M ha fatto molto piacere, avere queste notizie dei miei vecchi.

Ringrazio Ornella persona affabile e competente, per questo suo racconto ma anche per la sua meritoria opera di ricerca e divulgazione delle tradizioni e della memoria popolare di Sassello.

Luigi Martini 1881 e Antonia Manzino 1879, hanno messo al mondo sette figli Angiolina, Giovanni, Ina, Modesto, Aurelio, Palmira, Eugenio.

Mi ricordo il nonno Luvigin, raccontavano che quandu u l’ea un zuvnottu a vint’onni galante de Tugnetta, la sera andava a trovarla e per far prima, passava dal camposanto salendo la scala.

Una sera gli comparve davanti, una figura, cun un strassun giancu addosso!

Lui scappò di corsa su dalla scala del cimitero.

La notte seguente, arrivo’ al camposanto, cian cianin, facendo finta di niente, fischiettando, quel fantasma gli si parò nuovamente davanti, cun u lensò!

Allora il nonno prese delle pietre, che aveva in tasca e gliele tiro’

Il fantasma si mise a gridare “ Ma basta Luvigin t’im mozzi!”

Vedi abbiamo un nonno che lapidava i fantasmi!

E così gli ha fatto passare la voglia di far degli scherzi al cimitero.

Purtroppo quando si è bambini, non interessano le cose dei grandi e tante storie sono andate perdute.

Quando è morto il nonno Luvigin, io avevo diciassette anni, era il 21 luglio e lui è morto nella casa in fondo al Borgo, prima del ponte vecchio.

Era sempre a letto, aveva tanti pruriti, pover’uomo, avevamo costruito una spazzola lunga, per grattarsi un po’

Abitava in casa con la zia Ina e suo figlio Gianni, che lo assistevano, anche mia mamma e gli altri figli si avvicendavano al suo capezzale.

Mio nonno si chiamava Luigi Martini, non posso dirti con precisione quando è nato, era originario di Pontinvrea.

Si è sposato con Antonietta Manzino o Manzini, era la cugina del papà di un neurologo di Savona che aveva curato anche un po’ mia mamma, dopo la morte di Maurizio

Nonno Luvigin, era più giovane, di 2 o 3 anni della nonna Tugnetta.

Ma devono essere andati sempre d’accordo, perché confabulavano spesso, tanto è vero, che hanno messo al mondo 10 figli, 3 sono morti che ean piccinotti.

Quei sette figli, se ne sono andati tutti, l’ultima è stata la mia mamma.

La nonna Tugnetta aveva adottato, come si faceva una volta, un bambino, nato all’ospedale di Sassello, aveva gli occhi celesti e gli fu dato il nome di Celestino.

Fu affidato a loro, anche se la famiglia era povera, le autorità dissero che avrebbero vigilato

Una volta le cose si facevano così, bastava la parola data, ci si accertava che non picchiassero i bambini e basta.

La nonna Mezzina lo tenne fino a quattro anni.

Ma poi un giorno, si fece viva la mamma naturale di Celestino, a cui le era stato tolto il bambino, perché era una ragazza madre.

Tugnetta aveva cresciuto il bambino per quattro anni e lui si era affezionato a lei.

Mia nonna, era il suo punto di riferimento.

Quando gli tolsero l’affido, non c’erano i soldi per pagare un avvocato ma forse c’erano delle leggi che favorivano la madre naturale.

Celestino fu portato via dalla madre, che abitava a Voltri.

La nonna Mezzina andò in depressione.

Questo avvenne presumibilmente, negli anni 1914/15

Tugnetta, un giorno che il nonno non c’era, perché era in giro per i boschi, ha avuto il coraggio di andare a Genova per vedere quel bambino.

Lei vendeva le uova, aveva messo da parte un pò di soldi per fare il viaggio fino a Voltri.

Poveretta, chissà come avrà fatto ad arrivarci

E andata a cercare la via dove abitava Celestino.

La mamma naturale la seconda volta che era andata a Voltri le disse

“ Non faccia così perché il ragazzo troverà qui il suo ambiente dove crescere e non va bene che sia conteso”

La nonna si è dovuta rassegnare e rinunciare a quel bambino, che aveva cresciuto con tanto amore.

Allora il nonno gli ha fatto fare un altro figlio, lo zio Eugenio

U nonnu Mezzin, che io sappia, ha sempre fatto il boscaiolo e poi il mezzadro, non so che differenza c’è tra mezzadro e i terzi, me lo hanno spiegato ma non mi ricordo

Comunque so che la nonna ce l’aveva con un certo Garbarino che voleva sempre le patate più buone e anche i patatini

Quando ho conosciuto il nonno Luvigin, stava nella casetta sopra il camposanto, quella bella casettina bianca e poi sono andati ad abitare dietro la chiesa di Sen Zanne,S. Giovanni, la casa c’è ancora.

Col la stalla e la concimaia

Lì la nonna ha avuto quegli disturbi di sangue grosso e poi degli ictus

Stette una settimana in coma e poi morì, nel 1953

Il nonno ha continuato ad abitare li a Sen Zanne

Ma non poteva più starci da solo

Insieme al figlio Eugenio e sua moglie Rina, sono andati ad abitare in una casa dei Borgu, una casa importante, era della famiglia Cambiaso, aveva un grande salone, dove per un certo periodo confezionavano gli amaretti.

La casa fa parte dei “Rolli Sassellesi”, la scorsa estate è stato creato un bell’ evento per far conoscere le dimore storiche di Sassello, ed era possibile visitarla, la proprietaria è una mia amica

Il piano terra è stato molto ben ristrutturato.

In antichità lì c’era la prigione dei Doria.

Mio nonno lo aveva trasformato in una stalla, poi fu adibito a cantina.

Luvigin coltivava anche la terra che saliva dalla Bastia era un pezzo di terra a fascette,

“ Vedrà che u Mezzin truva i dubluni “mormorava la gente, perché si diceva che un tempo in quel terreno avevano sotterrato soldi e preziosi.

Non ha mai trovato un belliscimu de ninte, poviu ommu!

E poi è morto di vecchiaia o gli sarà venuto qualche scompenso

Ero troppo giovane per interessarmi più di tanto delle cose dei grandi.

Però ti posso dire che ci volevo bene au nonnu Luvigin, quando lavoravo nel laboratorio o tenevo dei bambini, finita la giornata, andavo giù dal nonno anche se era mezza estate, invece che andare a passeggiare o au lagu dei Gulli, facevo compagnia al nonno, dando il cambio a mia mamma che così poteva andare a preparar cena.

Io gli raccontavo delle cose, può darsi che gli ho letto anche qualche scemata.

Lo facevo star seduto sul letto e con una mano delicatamente gli accarezzavo la schiena, perché lì era un punto dove lui non ci poteva arrivare, nelle gambe con quella spassetta cun u manegu si grattava da solo, su e giù.

La zia Ina, che era vedova, con il figlio Gianni, andarono abitare in quella casa dei Burgu, era un po’ sbrigativa, aveva tanti lavori da fare, la casa era grande e faceva anche l’orto

Mi piace pensare, di esser stata vicina a mio nonno fino a quando è mancato

Il 21 luglio del 1962, io sono nata nel 46

Aveva delle belle vacche nella stalla.

Le teneva molto bene, amava quelle bestie.

La storia che segue, l’ho già pubblicata nel periodico La Voce del Sassello

Il nonno Luvigin, aveva una mucca tanto bella, che sono arrivati da Mioglia per comprarla.

A lui dispiaceva, de vende a Russa, ma poi si sa le donne e mia nonna Tugnetta “ E va ben Mezzin, n’ampiumma n’otra”

Servivano dei soldi e non c’erano altre risorse

Mio nonno andò fino a Mioglia, cun a Russa e poi prima di lasciarla, la accarezzò e con le lacrime agli occhi, ritornò a Sassello.

Dopo 15/20 giorni la nonna Tugnetta, mi sembra di vederla ancora adesso, con le mani sui fianchi, appoggiata al pozzo si mise a urlare.

“ Luvigin Luvigin vene vene!”

Il nonno che era un uomo tutto compito, gli disse

“Cosa a ti crii Tugnetta te vegnuu moiza?”

“ Vene un po’ a vedde”

A Russa, aveva fatto la salita, ed era arrivata a S.Giovanni vicino alla casa

Arrivata dau nonnu Mezzin a g’ha detu tre slinguassè in te braie

Luvigin era felice come una pasqua!

Andò da sola nel suo posto, proprio come dice il detto: ha il posto come le vacche nella stalla.

Scalzando un attrezzo, che gli impediva di arrivare alla mangiatoia.

E il nonno disse “Non posso non riprenderla!”

Fece posto a Russa, nella stalla

Poi non so come è andata a finire

Avrà preso la strada per Mioglia, per ricomprarla.

Questa è una storia che mi raccontava mia mamma.

Io non entravo nei particolari dei grandi e non so se si è fatto prestare dei soldi per riscattare la sua mucca

Storie antiche, di tanto lavoro e sofferenze.

Durante il periodo della guerra, si stava in pensiero in quella casa de Sen Zanne, per chi era partito per fare il soldato, u boiba Geniu in Russia, i boiba Reliu e Mudestu in Grecia perché di quei figli e fratelli, non si sapeva niente, nessuna notizia

Ritornarono tutti dalla guerra e in famiglia tornò la tranquillità.

E fie, tutte brave matotte, che lavoravano

Una vita di quegli anni là.

Ornella Pizzorno

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