
Vase 1820
Il mercato del venerdi era chiamato anche u Merco’ de Toe.
Questo è un verosimile racconto di una giornata di quel mercato, di tanti anni fa.
I nomi sono di fantasia tanto “Pe rie un po’ “
Ecco la cronaca di quella giornata.
U Merco’ a Vase
Il tempo dava egua, ma niente pioggia a bagnare la legna au Merco’ de Toe de Vase.
In Ciassa Banchi facevano bella mostra tante Toe Impile’
Ma c’erano anche le cose dei contadini, Galine, Cuniggi, Sassissa, Verdue, Patate e Fascio’, Cachi, Gaseolli, Meie e Peie
Come al solito quelli du Sciascellu e i Lurbaschi la facevano da padrone, con e Toe de Rue.
E così una parola tira l’altra e alla fine, hanno fatto arraggiare quelli dell’Arpiscella e de Faje.
Che dopo le botte della settimana scorsa, devono aver fatto pace, se ora sono tutti contro quelli de la’ du Beigua. -Vegnan a Rumpi u Belin!-
Rei di far buoni affari a scapito de Toe de quelli de Vase.
Il primo legname ad essere venduto e’ sempre quello de Rue, il più richiesto dai maestri d’ascia, seguito da e Toe de Castagno, Erscio, Fo e Pin dei Taggiaboschi de Vase, pagate molto meno.
Fu forse un Gosciu in dialetto, mal preso, che scateno’ la rissa!
A Ciassa Banchi diventò un gran casin!
Botte da orbi!
Quarche Giastemma, poi Runsuin, Casci in tu Cu Lerfuin e Spui in tu Muru!
Quando poi si tiro’ in ballo a Famiggia alua…. la mamma, la Lalla e antichi mestieri, allora quella scaramuccia divenne, con qualche Gotto di troppo, uno scontro all’arma bianca!
Pattuin e Pugni in tu Muru.
Tognu Tartagia, cercò di farli smettere, ma nessuno ebbe la pazienza di starlo ad ascoltare.
Giuan u Servegu, fece far lippa e getto’ a terra, Tognu u Baggiu, a questo punto, arrivo’ in aiuto dell’amico, Beppin u Rangu, la lotta era impari, ma Giuan aveva fra le mani n’ Ueggia de Tognu, che -braggiava come un ‘aquila!-
Per dividere o a dar manforte alla propria parte in lizza, arrivarono Beppe u Luccu, u Grattacu, Testa Lunga, u Massacrave, u Lacciapeque, Luensu Braghemolle e u Ballesecche che prese, senza fare una piega, un calcio in mezzo alle gambe, arrivò anche Giuanin de Vedru, quest’ultimo mantenne fede al suo soprannome, perché nella zuffa si fratturo’ un braccio e tre dita!
Con gran fiatone arrivo’ il parroco, Pre Mollu, ma arrivato in Ciassa non riuscì a proferire parola.
Fu chiamato il questore, il quale riuscì a stento a placare gli animi, raccontando la balla di Carabine’ a Cavallo, che stavano arrivando da Sanna.
La zuffa termino’ in un attimo, come era iniziata, a Rattelare rimasero Tugnin u Muttu e Giulin u Surdu, non si erano accorti che era la rissa era finita.
U Senzio’, rimasto in disparte a raggranellare qualche losco soldo, alle spalle dei Taggialegna, forse a scommettere anche su quella rissa, intervenne a decretare la fine delle vendite.
Ora finalmente, poteva iniziare un’altro spettacolo e con un passa parola da Cabraghe Numascelli e Tasca e u Suo’, arrivarono tanti Vasin in piazza del mercato.
In poco tempo, furono alzati quattro cavalletti e posizionate le travi.
U Senzio’ con il suo grande compasso e con gran Sciato controllo’ che le travi fossero dello stesso spessore e stessa lunghezza, i segantini presero posto…si fece di colpo silenzio, nella piazza.
Poi iniziò la gara di taglio, con le urla di incitamento dei convenuti.
Figgio’ Lesti de Man, raccoglievano u Serumme da portare a casa, pe Asende u Fogu.
La rissa fu così sedata, ma i partecipanti a quella zuffa, si diedero appuntamento per u Proscimu Merco’ de Toe.
Bunna giurno’ Vasin
