L’Alba, il Vento e un Profumo Leggero

Il vento quella mattina aveva cessato di soffiare poco prima dell’alba.

Il nero del cielo, verso est, stava assumendo tutte le sfumature dell’ indaco.

Aveva avuto una notte insonne.

Gli spifferi della vecchia casa, nella quale aveva sempre vissuto, si erano fatti sentire.

La tramontana si insinuava fischiando nel sottotetto, producendo vibrazioni che avrebbero fatto scappare chiunque non fosse abituato a quei suoni.

Si vesti velocemente e si avviò in quel luogo a lui caro.

La cappella dominava dall’alto, dove lo spettacolo dell’aurora si sarebbe compiuto.

Non è per tutti, un’alba sull’immensità del mare, ma solo per chi si sente piccolo difronte al creato.

Disse il suo nome aprendo leggermente le labbra:”chissà se verrà “, mentre ansimante percorreva il ripido sentiero.

Quante volte insieme avevano visto l’alba, molto più spettacolare dell’aurora, che poi, con lei, tutto era spettacolare.

Si sedevano sulla panchina, lei inclinava la testa sulla sua spalla e restavano lì, finché a est un grande incendio annunciava l’arrivo di un nuovo giorno.

E poi, ad occhi chiusi, aspettavano il calore del sole.

Arrivò alla cappella.

Si sedette su quella panca dai legni marci, che conservavano ancora i loro nomi incisi.

Ci sono storie che non si dimenticano.

“Così gira il mondo “, qualcuno diceva e per loro due, il mondo aveva ripreso a girare vorticosamente in tarda età.

Si ritrovavano sempre lì, su quella panchina, quando uno dei due aveva bisogno dell’altro.

Non serviva telefonare.

Lo sapevano.

A chi gli chiedeva come facessero a ritrovarsi lui rispondeva:” È il vento che mi parla di lei “.

Seduto su quella panchina, l’alba si era fatta aurora e tra poco quel sole pallido, sarebbe diventato una palla di fuoco, impossibile da guardare.

Gli animali notturni rientravano nelle loro tane.

Lontano l’ abbaiare di un cane. Gli uccelli, con le piume ancora arruffate intonavano il loro canto al nuovo giorno.

Sotto di loro i rumori di un’umanità in marcia per una giornata di lavoro.

Chiuse gli occhi.

I sensi si facevano più sottili: respirò l’odore dell’erba umida e delle ginestre.

Poi, all’improvviso, una leggera brezza, portò l’essenza di un profumo leggero.

Rimase con gli occhi chiusi, respirò profondamente, mentre lei si accoccolava tra le sue braccia.

Non ci furono parole.

Erano inutili.

Francesco Baggetti

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