
Ci sono cose terribili, di cui si sente parlare e si vedono alla tv.
Immagini di distruzione a volte di morte.
Non si pensa mai che possano accadere a noi o ai nostri famigliari.
Poi capita che da un cielo nero come la pece si scateni un finimondo d’acqua!
Il mondo che ci circonda diventa liquido cerca di entrare da ogni fessura. Strade che diventano fiumi.
Acqua che diventa fango e travolge tutto, sfonda le porte sposta le auto.
C’è chi dice che dall’acqua bisogna scappare, lo si dice lo si pensa, ma poi tutti quelli come me, sono andati in mezzo all’acqua per veder di salvar qualcosa prima che sia troppo tardi.
E cosi è stato quel 4 ottobre del 2010.
Quando smise quella pioggia torrenziale, mi ritrovai con mio papà in mezzo alla corrente d’acqua in quel fiume di fango.
Bastava scivolare e non ci sarebbe stato scampo.
Quando l’acqua si disperse lasciò uno scenario disastroso.
Non so perché ma non ci furono vittime, forse la casualità, non il destino a cui io non credo!
Non ci fu tempo per disperarsi c’era solo da spalare velocemente prima che il fango diventasse terra.
I Vigili del Fuoco con una ruspa tirarono via l’ingente massa di terra e detriti che si era accumulata nel posto auto.
Poi niente nessuno altro aiuto ebbe la mia famiglia.
Devo comunque ringraziare ancora una volta, Piero Sala e Valentina Perego, con noi in quei giorni a spalar fango.
L’acqua in fondo a via Scavino, alta un metro aveva sfondato le porte del magazzino di mio papà, della cantina e messo fuori uso le nostre auto.
Sono passati tredici anni, niente è stato fatto per scongiurare un altro 4 Ottobre.
Solo alcune griglie sopra un tranquillo ruscelletto, ma facilmente otturabili da un’ondata di fango e detriti.
Il problema dell’esondazione a monte è rimasto.
A distanza di qualche mese rievocando quei giorni mio papà non riuscì a trattenere le lacrime, fu uno sfogo troppo a lungo trattenuto.
Per tutti quelli che hanno vissuto questo dramma, è rimasto un dolore che ritorna.
Mio papà ci ha lasciati nel 2016 e così nelle notti di temporale mi ritrovo da solo ad una finestra a guardar il fiume d’acqua che scende da via Scavino.
Altre e ben più gravi tragedie qualche anno dopo.
Ricevo e pubblico questo ricordo di Gian Luca Perata
Quella mattina del 24 novembre 2019 alle 11.23 ero con mio padre, Giuliano Perata, nella nostra casa di via Gino Pellegrini in Nucian.
L’abitazione era avvolta da una frana, nel dispiacere, nell’ansia di liberare dalla terra quel pezzo di vita suo, Papà ebbe un infarto, mori sul selciato.
Per ore vegliai da solo il suo corpo esanime, perché a stento pompieri e ambulanza riuscirono a superare il ponte della Ravinella.
Mauro e Ambra Buschiazzo, Andrea Siri (un Lurbin, nostro vicino di casa) furono gli unici assieme a due “poveri” volontari della protezione civile a stare sul posto e a provare a dare un aiuto in quei momenti terribili.
Oggi per ironia della sorte ho preso le chiavi di quella casa dall’impresa e da domani terminerò i lavori di ristrutturazione.
Grazie del ricordo che hai postato oggi, di cuore.
