
Cun a bella stagiun de seia, quandu cantavan e rane in ti fossi e i grilli in ti pre.
Andamu in veggia cun quei lumin, che se vedeivan lusci’ e luccio’ sciu e su, pe sentè e crose.
Ma u l’ea ancun troppu fitu, pe esse de ciabelle.
Era uso tutto l’anno, ma soprattutto verso la bella stagione, con le giornate che si allungavano, terminata la cena, quando fuori c’era ancora un po’ di luce, “ando’ in veggia”, far visita ad un vicino di casa o a un parente.
Un’usanza, radicata soprattutto nel nostro entroterra.
Non di rado, 40/50 anni fa, in una serata di primavera inoltrata o d’estate, avremmo visto il dondolio di molte lucerne a olio, o torce a pile, che rischiaravano un sentiero o un passaggio tra i sciti, le coltivazioni, sulle nostre colline.
Erano famiglie intere che si spostavano, per poi incontrarne altre, in un momento di convivialità.
Oggi del tutto persa.
Con l’avvento dei media, che ci incollano davanti allo schermo.
Ma non solo
E stato anche l’abbandono dei lavori agricoli e la fine delle attività industriali nelle città di mare.
Oggi appena fa giorno un serpente di luci d’auto discende dalle nostre alture.
Per una giornata di lavoro che include ore di viaggio spesso in coda sulla disastrada rete viaria ligure.
L’ho fatto anch’io per oltre trent’anni
E dopo una giornata fuori casa, in un’altra città chi ha più voglia di uscire?
Allantua andomu in veggia a truvo’ i vegi
Famiglie giovani, con bambini anche piccoli, da tenere in braccio.
Quando c’era da saltare un fosso o fare una salita.
Terminata la cena, uscivano di casa.
Quasi sempre per far visita alla casa materna o paterna.
Ma quando i parenti e nonni abitavano in un’altra città
Alua partimu anche cun a Giardinetta o a Siquesentu
O in tre due adulti e un bambino da tenere stretto fra le gambe, sulla pedana della vespa.
Qui ci si ritrovava con altri parenti li’ convenuti e magari arrivava anche qualche vicino di casa o degli amici, con cui condividere un paio d’ore di serenità.
Ognuno raccontava qualcosa di suo.
Faceva partecipe il piccolo gruppo, dei tribolamenti patiti, del buon esito di una vendita o di un lavoro ben fatto.
E delle balle le frottole che aveva sentito
Ma qualche balla o mussa, la raccontava anche lui.
Ci si accordava per future collaborazioni, si pattuivano compensi o prestiti.
Si mettevano a disposizione di tutti, i rimedi adottati in caso di malattia.
Ovviamente si sparlava degli assenti.
Che guarda caso, avevano sempre combinato qualcosa di storto.
Che il/la solita ciattella, nomea senza sesso, raccontava per sentito dire
Si facevano sane e grasse risate.
C’era il gruppetto che intonava una canzone e tutti si cantava.
Non mancavano le preghiere ad essere pronunciate ad alta voce.
Quando si invocava la protezione di Santi e Madonne.
Per chi si non stava bene o per commemora un defunto.
In quelle serate, si intrecciavano sguardi di intesa fra i giovani.
Preludio di qualche futuro matrimonio.
I bambini, facevano gruppo a se stante.
Bruciando le ultime energie di una giornata di giochi.
I bambini erano un patrimonio di tutti e loro amavano e rispettavano le persone anziane.
Si offriva un bicchiere di vino e si mangiava qualche dolce, appena sfornato.
Se l’aria era fredda allora si accendeva un bel falo’
Al buio, con le ombre tremolanti delle fiamme sui muri, si creava l’atmosfera giusta, un po’ misteriosa.
C’era sempre chi sapeva ben raccontare delle storie, vere o edulcorate di persone o fatti accaduti.
Molti ascoltavano con attenzione quelle parole, che un giorno le avrebbero portate in dote alle nuove generazioni.
Si sono tramandati così da secolo in secolo.
Da una generazione ad un altra.
Molti racconti del nostro entroterra.
Di storia, leggende e miti classici.
Sono nati in quelle serate conviviali i soprannomi affibbiati ad ogni famiglia e anche le singole persone
In quelle serate, marchiate con un nomignolo.
Oggi questo patrimonio di storia e di cultura è a rischio.
Con i manufatti fagocitati dal bosco e le tante storie che nessuno ricorda piu’.
Sono stato bambino di quelle ultime veggge insieme a cugini e amici.
Bruciavano in quelle serate le ultime energie di una giornata di giochi.
