
Dai racconti di Paolo Baglietto, U Russu, la Storia della Crocetta.
La prima Cappeletta fu costruita ai primi del novecento, perché il papa voleva che su ogni bricco ci fosse una croce
Tempo di guerra, nel dopomessa, si diceva che i tedeschi volevano far saltare la Crocetta, perché era un punto di riferimento per gli aerei alleati.
Che avevano già cercato di colpire il punto di osservazione
Si pensò di portare via la statua del Redentore
Io ero un bambino, non avevo ancora undici anni, ero sempre con mio padre che disse “ Ci mandiamo Paolo lo conoscono, che va sempre a prendere il latte lassù al Rivà, passa di lì e conosce tutti e non gli fanno niente” a me disse “ Ti gh’è ve ma se te ferman nu scappò, se ti fermano, ti riconoscono e ti lasciano andare. Nu stò a scappò!”
Si sapeva che al mattino, alle sette, portavano la colazione ai soldati, da Ca du Tumata
Saliva su un uomo, a cavallo che portava i viveri.
I tedeschi, abbandonavano per mezz’ora la postazione e andavano a far colazione e poi ritornavano subito alla Crocetta, a volte si davano il cambio e uno restava di guardia
Quella mattina, io e mia zia Nitta, eravamo nascosti nelle brughe, per andare a prendere la statua del Redentore.
Avevamo la chiave, perché c’era uno sportello chiuso, dove era la statua.
Abbiamo visto i soldati, che andavano via dalla postazione.
Ma non eravamo sicuri, perché poteva essere rimasto qualcheduno dentro il fortino
Io allora, piano piano, ho aperto il lucchetto e ho piggiò u Segnù, l’ho messo in spalla e via!
Quella statua, poi l’hanno portata via, rubata negli anni 80, era in bronzo
I tedeschi fecero saltare in aria, la cappelletta della Crocetta.
Una mattina, ero a scuola, abbiamo sentito una forte botta, era la cappella che saltava in aria.
Io ero stato di lunedì a prendere la statuetta e mercoledì o giovedì, l’hanno fatta saltare, era il 1944, faceva freddo, mi sembra che fosse il mese di marzo
La domenica sera, prima di andare a prendere il Redentore, sono andato a dormire au Rivà.
Alla mattina mi hanno chiamato alle sei e siamo andati a nasconderci nelle brughe, con mia zia
Eravamo contadini, se ci avessero visto, non potevano sapere perché eravamo lì
Ogni giorno, eravamo nelle fasce o in giro da quelle parti, mia nonna, aveva anche un scitu alla Crocetta
Abbiamo aspettato che dau pin dumesticu, passassero i soldati, che scendevano giù, per andare a mangiare
Loro passavano nei camminamenti, e dau Pin, prendevano la strada romana, per scendere verso Cantalupo
I tedeschi, stavano lì, notte e giorno, nel rifugio antiareo, che avevano scavato sotto alla Crocetta
Lì era zona militare e non si poteva andare
Ci siamo ritornati a guerra finita, ma dentro quel rifugio, non c’era più niente
Dal lato delle Lenchè, avevano iniziato a costruire un altro rifugio ed è rimasto lo scavo aperto
Dovevano fare una galleria, da parte a parte, e diventare un deposito di munizioni
L’altare della Crocetta è posato sopra quattro bossoli
Li aveva portati mio papà
I tedeschi, avevano un mucchio di proiettili e bossoli nella villa di Ottolenghi, che è quella sopra l’ex campo sportivo dell’Oratorio
Ottolenghi, era quello da Fabrica da Lusce, aveva la villa e cinque o sei garage
Lui era ebreo, scappato e andato ad abitare al Pero, la villa era disabitata
Ancora prima che arrivassero i tedeschi, c’era una compagnia di soldati italiani, gli unici che erano di stanza a Varazze, prima dell’8 settembre
A fine guerra, mio papà nella villa Ottolenghi, aveva visto tutti quei proiettili, insieme a tanta balestite
Prese alcuni di quei bossoli e li portò a casa
Quando fu edificata la nuova Crocetta, c’era da fare le colonne dell’altare, si pensò di utilizzare quei bossoli e di mettere sopra na Ciappa de Marmu, quei proiettili erano dell’altezza giusta
Oggi sono lì e ci ricordano la guerra.
Mio papà, quando è mancato, a seguito di un’esplosione avvenuta nel Forte Lodrino, stava costruendo la cappella della Crocetta e lì sono rimasti i suoi attrezzi da lavoro
A fine guerra, fecero una riunione in chiesa, era il mese di maggio, dopo la festa della Madonna delle Grazie, che fu la prima festa, con il ritorno dei cristi in processione a Varazze
Si parlò di ricostruire la Crocetta, nella riunione, c’erano i socialisti, comunisti e dall’altra parte i democristiani
U Ravascin personaggio politico di Varazze, che non abitava a Cantalupo, ma in Numascelli, dove vendeva le galline, era sempre a Cantalupo, perché si diceva avesse un’amante.
Disse, che bisognava fare una chiesa, grande come quella di Castagnabuona, che aveva il Santuario della Croce, mentre i Piani d’Invrea, hanno la Madonna della Guardia
E anche a Cantalupo, sul bricco della Crocetta, ci voleva una chiesa
I vecchi, avevano l’occhio distante e volevano ricostruirla così come era una volta
Qualcheduno disse “ Come era prima, non va bene, perché se piove, non ci si può riparare dentro” “ Facciamo una cappelletta che ci stia una ventina di persone”
Però non c’erano i soldi
Allora fecero le mura della cappella della Crocetta, in pata e prie.
“Il fango, lo prendiamo nelle fasce dau Pesciu, le pietre dove han fatto il rifugio dai pin dumestici, ce n’e’ un bel mucchio”
Fu l’ultima costruzione di pietre e fango, fatta a Varazze
Per fo’ a pata, bisognava setacciare la terra, si doveva impastare e portare con i secchi, si usava come la calce
Prima il fango e poi le pietre messe con le lenze
Le pietre più grosse, erano messe d’angolo e dovevano essere incrociate
Mio papà era in gamba, aveva costruito la nostra casa
Nello stesso tempo, aveva rifatto la casa di Felicita, quella che a fretava i vermi
Nella stalla, dove aveva la capra, mentre era li che le dava da mangiare, aveva visto le pietre che si sgretolavano, era corsa in casa a prendere i bambini e riuscì a scappare via, prima di restare sotto le pietre
A benedire la Crocetta venne don Righetti, il vescovo di Savona
Al mattino di quel giorno, un temporale!
Acqua e tuoni!
In pratica, era il primo temporale sulla nuova cappella
Verso l’una, siamo andati alla Crocetta, dalla cappella usciva un grande getto d’acqua, perché è stata posata sopra la roccia e il pavimento, era la pietra stessa
Poi in seguito il pavimento fu fatto in cemento colorato
Verso le quattro, è uscito il sole e si è fatta la processione, con il crocifisso
E così fu inaugurata la Crocetta
Ci fu il dilemma di come fare la croce.
Fu deciso di costruirla a terra, dove ora c’è il campo da calcio
A quei tempi alla Crocetta, c’era un bosco.
La croce, fu fatta in cemento armato, con una gabbia in ferro, l’incrocio dei bracci è stato rinforzato, con bacchette d’acciaio più grosse
Finita di costruire la Croce, c’era il problema di come issarla e trasportarla
C’erano 25 uomini, per trasportarla con delle corde e delle stanghe
Dal campo, fino dalla cappella
Poi doveva essere messa in verticale
Fu preso un paranco, in prestito, dall’impresa Perata, e costruito un bigo per sollevarla
Altro problema, come tenerla puntata prima di sollevarla
La Croce era legata nell’incrocio
Peso stimato10 quintali!
Per centrarla, rispetto alla cappella, ognuno diceva la sua.
C’era chi la vedeva troppo a destra o viceversa
Non c’era cancello, era lasciata aperta, per dare rifugio, in caso di pioggia
Ma ci andavano a defecare, più di una volta e scrivevano anche sui muri
Allora fu fatto il cancello quello che ancora c’è.
La festa della Crocetta si fa la prima domenica di luglio
Nella foto in b/n Bernardo Baglietto papà di Paolo
Le altre foto in b/n Archivio Storico Varagine.




