Fo Lungo

28 marzo 2021

La strada verso il passo di Fo Lungo, fu la prima via di comunicazione del nostro entroterra, con la Valle del Giovo Ligure.

Dal primo nucleo abitato di Alpicella, degli Armuzzi, la strada sale alle Ferraie (zona del Piccolo Ranch) e prosegue con un lungo tratto, praticamente pianeggiante, attraversando il rio Canette e il rio Pourcò.

In uno scenario di bosco misto, di faggi castagni e abeti, si arriva al cospetto di alcuni considerevoli ruderi immersi in una giungla di rovi, probabilmente rimaneggiati e riadattati, a seconda delle esigenze del momento storico.

E probabile che una di queste costruzioni, fosse adibita al pagamento dei dazi per chi commerciava oltre giogo, poi ampliate e modificate sono diventate stalle e case abitate.

Ma molte altre, sono le testimonianze della presenza e delle modificazioni indotte al territorio, dagli insediamenti umani nel corso dei secoli con strade, terrazzamenti zone di fienagione affilatoi per attrezzi o per armi e recinti in pietre , come già da me evidenziato in un altro post .

Oggi questa è zona di taglio selettivo del bosco, sono state costruite nuove strade per poter esercitare questa attività e si sono perse le tracce dell’ antica mulattiera, che si ritrova in buono stato di conservazione, quando sopra un rilievo si è alla vista del Bric Scraveize, che insieme al Bric Ghirolo, fungono da spartiacque fra Teiro e Sansobbia, questi due corsi d’acqua scorrono paralleli dalla nascita fino a questo punto, dove il Teiro, devia decisamente verso sud, ricevendo i suoi affluenti e scavando il suo alveo verso il mare.

L’antica strada, resta in quota parallela al corso del fiume, sostenuta da poderosi muri a riprova dell’importanza di questa opera viaria.

In questa zona, il nostro fiume scorre tranquillo e forma alcuni suggestivi laghetti e cascate.

Oltrepassato il corso d’acqua, si perdono completamente le tracce della strada, cancellate da uno smottamento e dal probabile scarico verso l’alveo del materiale di risulta a seguito dello scavo, per la posa dei tubi della sovrastante famosa “stradda di tubbi”, che trasporta l’acqua nel comune di Stella, in questo tratto in salita, rimane solo una traccia di sentiero che ci porta al Passo di Fo Lungo a 740 m slm ad intersecare la “stradda di tubbi”.

Per quelle strane ma belle coincidenze che ci riserva la vita, proprio in questo punto, incontro un mio collega di Centrale u Bruzzo, che proviene da S.Martino, si parla e si scherza con un caffè e due biscotti.

Non mi avventuro oltre e chiedo quale direzione prende la strada per arrivare al Giovo, al telefono a Maurizio, che conosce molto bene tutto il Beigua, dove svolge il suo lavoro di taglialegna.

La strada prosegue verso il Giovo, posto a 570 slm, in alcuni tratti è addirittura in discesa e si dirige verso i borghi dei Luvotti, qualche anno, fa abitato da una persona, attraversando toponimi dai nomi suggestivi, come e Smogge de Rose a Rocca de Prie Russe u Bric Galera, non meno suggestivo u Cian di Ragni poco prima del Bric Mondo, dove si interseca l’Alta Via che arriva al Giovo Ligure.

Questo primordiale collegamento fra due territori, doveva superare alcuni valichi, era carrabile dagli Armuzzi fino a quei ruderi sopradescritti, impossibile poco dopo aver oltrepassato questa zona, proseguire con delle ruote in direzione dei Giovi.

E’ probabile che in quel piccolo gruppo di case, fosse attivo una posta per il cambio dei mezzi di trasporto e un riparo per la notte. Erano gli animali da soma nel proseguo del viaggio i compagni durante il tragitto, di chi si avventurava in questi boschi, in direzione dei paesi della Valle del Giovo, fino ad arrivare a Sassello oppure proseguire verso altre direzioni.

Storia più recente è la vicenda di Giulio u Biscasè, che assunto alle scuole elementari di Sassello, percorreva questa strada tutti i giorni, proveniente dall’Alpicella per arrivare in tempo, con ogni condizione atmosferica, anche d’inverno, ad accendere le stufe e far trovare le aule calde all’arrivo degli alunni

Ricevo da Lorenzo Vallerga il seguente commento.

Grazie per quanto pubblichi sempre molto interessante, preciso e ben raccontato.

Vorrei aggiungere una storia su Giuliu du Biscazè che ho avuto modo di conoscere molto bene, una gran brava persona.

Era del 1916 (un anno più giovane di mio padre); spesso la sera veniva con noi zuenotti a mangiare un primo o un secondo da Santina o al Piccolo Ranch.

Non so se è una leggenda o un fatto vero comunque ve la conto per come la conosco

“Una mattina Giulio di buon ora era partito come solito a piedi e per bricco (per un pezzo usando il percorso sopra descritto, salvo scendere a Sassello e non al Giovo) per andare al lavoro, faceva il bidello a Sassello, doveva arrivare almeno un ora prima dell’apertura per accedere le stufe (una per classe più gli uffici).

Quella mattina si accorse a oltre metà cammino di aver dimenticato a casa le chiavi della scuola. Tornò indietro di corsa e sempre di corsa si rimise in cammino per Sassello. Riuscì ad arrivare in tempo per aprire la scuola prima dell’arrivo degli scolari e maestri ma non ad accendete le stufe. Era molto preoccupato, la preside invece lo ringraziò e la storia finì li.”

Uomini e storie di altri tempi.

5 pensieri riguardo “Fo Lungo”

  1. Questa storia di “zio Giuliu”, era il fratello di Dina, mia nonna materna, è vera perché la raccontava lui stesso anche a me. È anche vero che la sua passione era andare a mangiare al piccolo Ranch, più di una volta, incontrandolo per caso al bar dell’alpicella, mi diceva ” ciao giuan, ndemmu a mangiè au piccolu Ranch ….. ?” ed io, ovviamente me lo caricavo ben volentieri in macchina ed andavamo al piccolo ranch, ovviamente senza avvisare nessuno, ne a casa mia, ne au biscazeu. Erano ore bellissime passate con una persona meravigliosa che mi incantava raccontandomi mille storie del tempo che fu, come quella che hai rievocato qui.
    Grazie di tutto il lavoro che stai facendo.

    giovanni

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  2. No, zio Giulio personalmente non mi ha mai raccontato di suoi contatti con i partigiani.
    Mi sono stati tramandati vari racconti e testimonianze, sia riguardo i partigiani locali, sia riguardo i tedeschi presenti all’Alpicella (alcuni, in verità, dicono fossero stati polacchi arruolati nelle file tedesche), ma le fonti sono altri miei parenti o conoscenti del posto, ed il nome di Giulio, sinceramente, a tal riguardo, non me lo ha mai fatto nessuno.
    Ciao e grazie ancora per tutto il lavoro che stai facendo.

    giovanni

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