U Cunpassu da Bocce

Ringrazio Ornella Pizzorno, me cuscina du Sciascè, che mi ha raccontato di questo doppio compasso per gioco da bocce.

Questa tra realtà e verosimili accadimenti è la storia.

                                  U Cunpassu da Bocce

C’è stato un tempo in cui bastava un pezzo di terreno pianeggiante, si facevano due righe e tou lì si giocava a bocce!

In ogni città erano numerosi i campi da bocce, punti di aggregazione e convivialità

Bocce de legnu e ballin de pria! Si giocava anche in mezzo alla strada.

All’arrivo di una rarissima auto, mica si poteva interrompere la giocata!

Allora era spento il motore e non di rado gli occupanti del mezzo, fraternizzavano con giocatori e pubblico, prima di riprendere il viaggio e magari ci scappava un gottu de vin e due figasette.

Era un mondo più semplice, meno veloce, più tollerante e con tanto rispetto verso le persone anziane.

Campi assolati, dove il vento alzava polvere di terra e dove c’era una panchina sutta un castagnu all’umbra, pe quelli vegi cun u baccu.

Un tempo in cui i bambini erano liberi di scorrazzare fra campi rian e boschi a fo capriole, cappanette e zugò au ballun. 

Maneghe da camiscia reduggè e na boccia in man..ma d’estè tutti in canuttiera!  

Il gioco delle bocce, au Sciascè negli anni 70 ad un certo punto diventò una cosa seria.

Non si sa quando questo ebbe inizio. Non più allegre partite fra risate e sfottò.

 Forse fu un villeggiante, magari uno di città, che contaminò le partite a bocce con eccessiva rivalità e agonismo. Ci si scannava per un millimetro!

Ma giravano anche certe voci…..che è meglio non indagare.

Quei campi da bocce au Burgu si animavano al tramonto.  Due coppie di giocatori, si contendevano strenuamente il pallino o la bocciata, una due partite e la bella finale.

 Al cospetto di un pubblico adulto attento e competente, i giocatori esibivano la loro abilità. C’erano quelli veramente bravi, beniamini di un folto gruppo di tifosi.

Vita dura per chi doveva far il giudice. Il pubblico era anche lì ad aspettare una diatriba per l’assegnazione di un punto

Compito molto delicato, verificare qual era la boccia più vicina al pallino. Lo strumento era la classica bacchetta, con cui il giudice traguardava le due circonferenze pallino bocce e decretava di chi era il punto.

Con un mormorio o esplicite, comunque sempre durante lo svolgimento di una partita, non mancavano le accuse di favoritismo rivolte al giudice. La sportività non esisteva nessuno si complimentava per la vittoria avversaria

Al termine del gioco le discussioni duravano anche più delle partite stesse.

Questo eccessivo agonismo, aumentò il sospetto che ci fosse qualcosa di indicibile che si celava con il risultato finale di quelle partite.

Per fortuna c’erano anche quelli spesso ex giocatori, che mal sopportavano l’eccessiva spettacolarizzazione di questo gioco

L’ Insegnè Bagliettu quellu du Ciantè de Vase in estate, era in vacanza au Sciascè, già di bocce giocatore, era un assiduo frequentatore e animatore delle serate sassellesi, ma sempre discreto e rispettoso con tutti.

La sua fu una presenza costante in questo paese, abitava in località Montessoro.  La moglie a Vase era chiamata a Sciascellea.

Non disdegnava far qualche partita, ma era anche un buon spettatore e un consiglio da lui era sempre bene accetto.

Nei Cantieri Baglietto a Varazze era uso farsi tutto in casa le uniche lavorazioni fatte al di fuori dello stabilimento erano le cromature e i cordami per il resto era tutto Made in Baglietto. Tutti i mestieri erano rappresentati in quel grande Cantiere che diede vanto e lustro a Varazze.

Stava cambiando il mondo ogni cosa diventava sempre più complicata ed esasperata.

Anche una semplice partita a bocce.

L’insegnè era uomo di scienza, abituato alle innovazioni e a risolvere ogni problema con la tecnica e l’intuizione.

Amico di Angelo uno di quei giudici da campo, appassionati di quel gioco ma sempre eccessivamente contestati.

L’insegnè pose termine alle quelle diatribe e facilitò il compito al suo amico, facendo costruire dall’officina meccanica dei Cantieri, questo bell’oggetto e lo regalò ad Angelo.

Un ricordo ben conservato, di quel suo grande amico, l’Insegnè.

 Un doppio compasso, per determinare ai decimi di millimetro la distanza tra boccia e pallino.

L’attrezzo incuteva rispetto e fiducia nell’operato del giudice.

Si attutirono anche quelle violenti discussioni in tu Burgu durante e dopo la partita.

Chissà quante volte, questo strumento avrà risolto o complicato l’esito di un confronto.

Sarebbe bello a completamento di questo articolo, sapere chi ha materialmente costruito questo pregevole manufatto.

C’è qualcuno, fra gli ex dipendenti dei Baglietto, che ricorda questo compasso per gioco da bocce?  

U Cunpassu da Bocce è di proprietà di Angelo Pernthaler.

Angelo e Ornella sun maiu e mugè!

foto dal Web e Archivio Fotografico Varagine.

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