
Lo scoglio d’Ivrea, era troppo ostico da superare e così i romani si inerpicarono su dai “bricchi” per collegare con una strada Ad Navalia, Alba Docilia ecc.a Genua e quindi a Roma caput mundi!
Era l’Emilia Scauri, che da Hasta, l’attuale Sciarborasca, raggiungeva la nostra città, passando dalla Custo’ saliva alla Custea e scendendo, verso il mare, con una strada, ora chiamata via Gianca, arrivava ad Ad Navalia

La strada superava il passo da Custò, Costata e iniziava a scendere, verso il rio omonimo, qui al limitare di un un prato, si erge ancora oggi, una fornace da calce, con i classici cunicoli, alla sua base, dove la calce viva, al termine del suo percolato, era estratta.

Un provvidenziale tetto in tegole, penso costruito, da chi oggi, la adopera come magazzino, ha preservato questo edificio dalle ingiurie del tempo, ma non dal disinteresse della nostra comunità !
Testimonianze tramandate, da chi abitava in questa zona, fa ritenere che l’opificio, fosse in funzione, ancora nel XVII secolo, il periodo di edificazione delle case in questa vallata.
Ma forse, furono proprio i romani, per primi ad arrostire pietre in questa fornace, per usare la calce e consolidare i muri di sostegno, per la loro strada, che doveva inerpicarsi in un territorio molto acclive.
La presenza di consistenti affioramenti di terra rossa e di frammenti di mattone, fa pensare ad un possibile utilizzo della fornace anche per la cottura di questo materiale da costruzione.
A questo link le fornaci romane
https://www.meer.com/it/14934-le-fornaci-romane-e-la-civilta-moderna

Resti di altri manufatti in pietra in questa zona, indicano la possibile presenza di altre lavorazioni, fatte in loco.
E’ molto probabile che da questa fornace, fu estratta anche la calce, servita per costruire l’Eremo del Deserto e le poderose mura che circondano la sua proprietà.

Tracce dell’antica strada romana, lastricata dalla canonica larghezza di 2,40 metri, si trovano in un prato in direzione del rio Arenon.
Ma la vegetazione, particolarmente rigogliosa, le ha quasi cancellate è arduo avanzare, facendosi largo tra arbusti e rovi e come spesso succede, devo seguire un sentiero marcato dagli animali selvatici.

Oltrepassato il corso d’acqua, incontro altre tracce di lastricatura della strada, poi delle poderose mura, costituite da grosse pietre e poco oltre, in uno spiazzo, un”mucchio di pietre” un deposito o quel che rimane di un’antica costruzione?

Intravvedo nella vegetazione in alto, un rustico avvolto dai rovi, lo raggiungo con molta difficoltà, è arduo trovare il varco giusto tra i terrazzamenti, dove passare.
Anche qua, ci sono delle belle “fasce” molto larghe, con muretti a secco di buona fattura, colonizzati dai licheni e muschi, un peccato che sia tutto abbandonato!

Chissa’ chi erano le persone che qui vivevano e che hanno costruito, pietra su pietra, la casa, le fasce i muri a secco, un lavoro tramandato da una generazione all’altra.
Intravvedo un’ altro rustico più in alto, sulla direttrice della strada romana. Ma troppo lontano da raggiungere.
Osservo questo posto, sono molti gli alberi abbattuti, sopra questi terrazzamenti, molti sono sradicati penso dal vento.

Un tronco è carbonizzato e si erge al centro di una fascia, altri ceppi sono con molte ferle in bella vista.

Ora è veramente arduo proseguire, sono i rovi ad ostacolare il mio avanzare seguendo un’altra bozza di sentiero che si addentra verso una fitta boscaglia. Decido di ritornare e mentre cerco un varco, trovo un bel fungo porcino, ma lo lascio ai lumaconi che già lo hanno spolpato!
E poi ci sono le foto del rio Arenon…. il corso d’acqua che raccoglie, portata dal vento, la plastica che svolazza dalla Ramognina, non è un bello spettacolo!

Residui di imballaggi plastici aggrovigliati alle piante e milioni di borse usa e getta finiscono qui appese ai rami o si vedono semisepolte nel fango dell’arena.

Magra consolazione pensando quando lo vidi per la prima volta, una ventina di anni fa, era come trovarsi in un tunnel, la plastica era dappertutto fino all’altezza di due metri!
E stato in parte ripulito qualche anno fa.

Ora è sempre inquinato, ma in modo oramai fisiologico, come lo è il mare, le spiagge, i nostri scogli, i boschi prati ruscelli e fiumi, anche il cibo che ingeriamo, la plastica inutile nasconderlo è dovunque.
Dovremmo essere noi cittadini a rifiutarne l’uso ma nessuno lo fa troppo comodo l’uso di questo polimero.
Provenendo da S.Giacomo in direzione dell’abitato da Custò un cartello e una sbarra, vieta l’accesso ai non residenti, è possibile lasciare l’auto ai lati della strada e proseguire a piedi per circa 20 minuti prima di arrivare alla fornace.
Le notizie storiche sono tratte da “Quaderni di Storia Locale” edito dall’Associazione Culturale S.Donato.
