
L’epidemia di influenza spagnola, colpì la nostra città, a fine anno 1918, e fece molte vittime.
La virulenza dei contagi, provocò immense tragedie famigliari, dimenticate per sempre, come voler cacciare l’incubo, purtroppo ricorrente delle epidemie.

Per quei poveretti, sfiniti da una tosse che non dava scampo, non c’era nessuna cura.
Oggi paradossalmente per il Covid, c’è chi rifiuta il vaccino, la motivazione spesso taciuta è “tanto sono cose che capitano sempre agli altri”.
Conoscere un po’ di storia, anche locale, potrebbe servire per essere un po’ più umili e consapevoli della gravità dell’attuale pandemia.
La pandemia di influenza spagnola, fece decine di milioni di morti, in tutto il mondo, è stato appurato, che soccombevano in numero maggiore, le persone più giovani, tra i 20 e i 40 anni di età
Studi recenti, in base alle ricerche effettuate sui virus, in circolazione a fine 800 primi del 900 , hanno appurato che le persone anziane, quelle più deboli solitamente colpite dall’influenza, godevano di una immunità latente, dovuta ad un precedente contatto, nel 1890, con l’influenza russa.

Di quel triste periodo, la nostra comunità è riuscita a mantenere viva, in particolare, la memoria della tragedia famigliare delle Sevisse, accaduta nel novembre del 1918.
Chissà di quante altre tragedie, ne abbiamo perso il ricordo, una di queste destinata all’oblio, è quella accaduta in località Ronco, è la triste storia di una donna e della sua bambina neonata.
Ma serve andar con ordine, in questo racconto.
Oltrepassata la frazione Pero, si svolta in direzione dell’Alpicella e da questo punto, ogni curva, zona o località, ha il suo bel toponimo, che racconta scorci di vita e del lavoro delle passate generazioni, in questo tratto montano del Sciu da Teiru.
In auto, si attraversa la località Ca-danna, poi Lagu Bagnò, la curva dei Cadelli e poi quella della Mungera, poi tra i Surzin e u giu de Bregugnun, u ghe u Runcu.

Parlo du Runco, con Giovanni Ratto e Berto Cerruti, che ringrazio per loro gradita disponibilità, a raccontare fatti e storia di questa località.
Qui in un tratto di strada, praticamente rettilinea, sono state edificate una ventina di edifici, vecchie abitazioni, quasi tutte oggi, ben riadattate, tutte dirimpettaie alla strada che continua in direzione di Alpicella..

In questa località c’è una bellissima casa rurale.

I Runchi, erano così chiamati, le lunghe e strette strisce di terrazzamenti, che in questa località, erano edificati, nella parte finale del versante che degrada verso il Teiro,
Qui gli abitanti del primi insediamenti dell’Alpicella, quello de Smogge, Armuzzi e de Rocche de Giuse, scendevano a coltivare gli ortaggi, u Runcu è una zona solatia e con abbondanza di acqua, per irrigazione.


A monte della strada provinciale, nascosti dalla vegetazione, altri terrazzamenti
U Runcu faceva parte del cantone, Ceresa-Ronco, gli altri due sono, il cantone della Chiesa e Tie-Nucian.
Questa suddivisione, fu fatta per dividere le risorse, necessarie per contribuire alla costruzione e manutenzione, della chiesa di S. Antonio Abate, già S.Michele, la parrocchiale dell’Alpicella.

Altre testimonianze di fede cristiana, sono le chiesette della Madonna degli Angeli in località Bin, le cappelle du Castè, dedicata al Bambin di Praga e quella di Rocca S.Anna, vi sono lungo i sentieri e le strade, numerosi nicci, edicole votive, quasi tutte, purtroppo depredate della loro Madonetta.

Gli anziani del posto, ricordano anche dell’esistenza da Scaa Santa.
Molto probabilmente questa scala, era l’antica e unica via che collegava u Runcu ai primi insediamenti umani.
Con l’avvento del Cristianesimo, molte opere di devozione pagana, furono demolite/trasformate e questa antica muntò, divenne a Scaa Santa.
Una scala, da percorrere in penitenza, nel timore del giudizio di Dio o pregando per la propria anima e per la salute di un genitore o di un figlio.
In questo link è descritto il significato religioso della Scala Santa e sono elencate le altre Scale Sante in Italia.
https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_Santa

U Punte du Rian du Mu.
Verosimilmente, questa via di comunicazione, perse d’importanza quando furono effettuati i collegamenti carrabili, verso la località S.Lorenzo, la località da Bin, in direzione da Muntà da Cappeletta e verso l’abitato di Alpicella l’attuale via Basega, che passava da u Rian du Mu.

Il 24 maggio del 1918 l’Italia entrò nella carneficina della Prima Guerra Mondiale
Chissà in che giorno, di quel lontano 1918, una giovane donna, con le poche forze, che gli aveva lasciato quella tremenda influenza spagnola, prese a salire quella scala con la sua figlioletta.
Perché una persona, in quelle condizioni, saliva da sola, quella ripida scala con una neonata in braccio?

Con le sue ultime forze, quelle della disperazione, saliva con fatica quella Scala Santa, forse per cercare l’aiuto di Dio, per se e per la sua figlioletta.
La ritrovarono riversa sugli scalini, con la figlioletta ancora attaccata al seno, di quella sua mamma oramai morente.
Quella bambina crebbe e ogni tanto, portava un fiore, dove le avevano trovate strette nell’ultimo abbraccio.
Chi lo sa, forse fu questo triste fatto, che fece cadere nell’oblio, a Scaa Santa.

Oggi a metà circa dell’abitato du Runco lato monte è possibile trovare dei resti di quell’antico manufatto, all’inizio una ripida salita, poi inizia un breve tratto scalinato.

Qui si trova un’altra mirabile opera del nostro entroterra, scavati direttamente in un’affioramento roccioso, molto ben conformati ci sono dodici scalini.

A prima vista sembrano scalini fatti in cemento.
Ma osservando meglio, ci si accorge del perfetto intaglio e levigatura effettuato da qualche maestro scalpellino.

Proseguendo ancora scalini intagliati nella roccia, semisepolti da terra e foglie.

La scala interrotta da tratti pianeggianti prosegue in direzione di via Ciarlo.

Un’ultima pietra e poi interrotta dal passaggio di via Ciarlo, se ne perdono le tracce .

Poco sopra via Ciarlo un’affioramento roccioso da dove sono state cavate delle pietre da costruzione.

Ho letto con interesse la storia ricca di riferimenti che conosco o per la memoria dei racconti dei genitori o perché comunque sono posti che riconosco avendoli vissuti.( I miei cugini erano due lagobagno…i nonni dell’ Alpicella..)
..grazie
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Grazie a te!
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Amo questa storia …la storia dei miei posti…..
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