Vajont

Avevo 5 anni nel 1963 quando ci fu la tragedia del Vajont.

Sentii pronunciare questa parola dagli adulti e poi replicata negli anni a venire dalla radio a valvole sulla mensola nella sala da pranzo.

Il Vajont fece 2000 morti.

Una strage dimenticata.

Riportata alla memoria da Marco Paolini nel 1993 con il suo Vajont 9 ottobre 1963.

Ricordo le pause e i silenzi di quella rappresentazione teatrale.

Paolini mise in evidenza la saggezza popolare, che aveva chiamato Toc, matto, quel monte che poi rovino’ nel bacino della diga.

Ma anche tutti quelli che avevano lanciato degli allarmi per un’imminente enorme frana.

Le loro parole trovarono il muro di gomma dello stato colluso con i poteri forti.

Che doveva negare l’evidenza perché c’era da far soldi, tanti soldi con quella diga.

Le persone competenti e oneste, non furono ascoltate e la sera del 9 ottobre del 1963, un’improvviso forte vento annunciò l’arrivo di un’immensa onda alta 250 metri.

Non rimase più nulla di quello che era un paese.

Lo stesso tipo di vento, che fece sbattere porte e finestre nella casa del guardiadiga dello Zerbino a Molare il 13 agosto 1935.

La diga cedette di schianto e fece 111 morti.

Il Vajont di morti ne fece quasi 2000.

Ma la causa fu sempre la stessa, il profitto privato.

La cupidigia del denaro ad ogni costo.

Tanto denaro che servi’ anche per far tacere la verità e la giustizia.

Quei poveri cristi travolti dalla furia dell’acqua furono smembrati, fatti a pezzi, ridotti a miseri resti umani, irriconoscibili o mai più ritrovati, come succede in una guerra.

Nessun colpevole per il crollo della diga dello Zerbino, con la beffa della sentenza finale, “le vittime, un tributo doloroso per il progresso della patria!”

Come enfaticamete decretò il regime fascista nel 1936.

Per il Vajont la sentenza dopo infiniti processi, faceva a pugni tra i reati commessi e la pena inflitta ai due imputati, otto anni in totale!

Ero un bambino a sentir parlare di quella strage di innocenti.

Oggi sono un’adulto stanco e rassegnato, come tutti, gli italiani difronte al lungo elenco impunito, misterioso delle Stragi d’Italia.

Con matrici mafiose, politiche o per soldi.

Povera gente, lavoratori studenti, gente comune come quella che si incontra ogni giorno per la strada in una via o in una piazza.

Capitata un giorno per caso nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, sopra un treno, un traghetto, un’aereo o sopra un ponte.

Poi i papi ad una finestra e i presidenti in tv a ripetere sempre le stesse banali parole di circostanza, a toni bassi però, per non turbare un popolo bue e fatalista abituato da anni a non pensare.

Tanto i morti non fanno più domande non vogliono verità e giustizia e domani tutto sarà dimenticato.

E allora continua così divertirti popolo italiano, mangia e gioca e non pensare ad altro che poi diventi triste!

Quante altre cose servirebbero invece.

Le parole urlate, tanta vergogna e tante dimissioni della casta politica italiana!

Ma abbiamo un peccato originale che fa specie nel nostro paese.

Agli albori della repubblica quando non si è voluto fare i conti con il passato.

Un passato che aveva portato alla morte alla fame e alla disperazione un popolo

L’Italia non ha mai avuto la sua Norimberga.

Ad un re carnefice fu permesso l’esilio.

Possiamo dire che da questo è nata l’impunità della classe politica e imprenditoriale italiana?

Processi infiniti prescrizioni assoluzioni, sopra migliaia di morti che non avranno mai né verità né giustizia.

Buona giornata

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