
Un tempo chiamato Rivanellu
Il toponimo dell’Ommu Mortu e’ raccapricciante, probabile riferimento ad un episodio tragico, di cui non si ha menzione.
Ma potrebbe derivare dalla carneficina che ad aprile del 1800 durante le Seconda Campagna d’Italia, sanguino’ le sue sorgenti.
L’ambiente e uno dei più belli e suggestivi del nostro entroterra.
Il Rian dell’Ommu Mortu, è un susseguirsi di cascate e laghetti con un bel rumor d’acqua, udibile ben prima di arrivare alla sua vista.
Agli Armuzzi il Rian e’ oltrepassato da un bel ponte ad arco.
Per proteggere il viandante ecco un’edicola votiva.
Con due lunette dove erano alloggiate due madonette una per chi partiva e l’altra per chi arrivava.

U Nicciu du Rian dell’Ommu Mortu con la sua impressionante pendenza destinato a sicura rovina.
Il toponimo Armuzzi, deriva da armuzzu arma armisu armussi, ovvero in dialetto volgare, riparo sotto roccia o capanno di montagna.
In questo ambiente molto antropizzato esiste infatti una zona impervia, forse poco conosciuta, ma ricca di anfratti e ripari rocciosi, con notevoli presenze di muretti e Muggi de Prie. testimonianze di antichissimmi insediamenti umani.
La caratteristica principale di questa zona, sono i ruderi di case, cascine ed essiccatoi per castagne, ho contato una decina di questi edifici.
Altri ancora, da qualche parte, nel folto del bosco.
Sarebbe bello e molto importante, ricordare il nome di questi manufatti, perché non si perda la memoria, di questi insediamenti.
Case con gli intonaci colorati, un paio di Nicci un bel ponte e poi manufatti minori ma non meno importanti come strade lastricate, muri e terrazzamenti
U Pra da Bellafia, con l’omonima casa, sovrastata da un’altro Nicciu, un grande prato, con ai lati due enormi cumuli di pietre di risulta di un massacrante lavoro di bonifica per rendere questo terreno arabile e fruttuoso
In questa zona sono molteplici le prese dell’acquedotto di Savona, con le relative tubazioni che convogliano l’acqua in grande vasca, sopra l’Alpicella, nei pressi di un telone blu al disotto del quale giacciono, i resti del Nicciu du Bruscin diruto a dicembre 2020.
Continuo la Stra da Lese nome derivato dal mezzo di trasporto del legname, che da questi boschi scendeva a Varazze per essere lavorato nel Sciu’ da Teiru o dai maestri d’ascia dei Cantieri Navali.
Altre Lese erano cariche di fieno per gli allevamenti bovini.
Se si osservano le pietre di questa antica strada, si può scorgere il segno lasciato dai legni delle tregge da trasporto, che hanno consumato il selciato.
Siamo al cospetto severo del monte Voltui, forse una licenza dialettale del termine voltaprie, voltatufiu volta pietre, volta tufo, oppure derivare dal termine voltor avvoltoio falcone.
Preferisco la seconda ipotesi anche perché i versi di alcuni rapaci in volo mi hanno tenuto compagnia durante tutto questo tragitto.
Proseguendo si è sottomessi alle maestose Rocche Raggiose, maldestra traduzione dal dialetto Rocca dra Giuse.

Qui in un pianoro giacciono i probabili resti dell’antico monastero, le cui mura depredate dalle pietre, sono perfettamente allineate est-ovest
https://quellisciudateiru.wordpress.com/…/u-monaste-da…
La strada da Lese ha il suo naturale sbocco presso la bella e attrezzata area pic nic del Piccolo Ranch.
Poco prima ai lati della strada, l’acqua di scioglimento delle nevi, ha formato un bel lago.
Dove gracida la rana rossa.
L’elemento liquido la fa da padrone in questo lembo di territorio, laghetti, rian, prese d’acqua rigagnoli da guadare “smogge” con le inconfondibili tracce lasciate dagli ungulati.
Ovunque intorno a noi le testimonianze delle pietre lavorate e messe in opera a riprova che dove c’era abbondanza di acqua l’uomo vi si è radicato, ha modificato l’habitat, per le sue esigenze.
Semplici dimore sotto una roccia nel neolitico, per arrivare al secolo scorso con l’edificazione di solidi manufatti in pietra.
Spetta a noi uomini moderni in primis, far ricerche per conoscere i nomi di questi manufatti, conservarli valorizzando questo nostro entroterra ricco di storia di panorami suggestivi e unici.
Itinerario.
In auto verso la Ceresa al bivio si prende a sinistra la strada per l’ex cava dei marmi si parcheggia l’auto al secondo bivio e si prosegue a piedi per la strada di sinistra in leggera discesa, al successivo bivio, si prosegue a destra verso il fabbricato dell’acquedotto si arriva agli Armuzzi, poi si attraversa il ponte, restando a debita distanza dall edicola votiva pericolante e si prosegue incontrando diversi edifici.
Proseguendo, in circa 45 minuti si arriva all’area pic nic del Piccolo Ranch.
