Il Racconto nella Cassetta (2)

Ma quel pensiero è distolto da un suono che si diffonde, fino a diventare sirena, tante sirene, ognuna col suo ululato che squarcia l’aria di quella tranquilla mattina.

I sonnolenti nullafacenti che affollano i bar del caruggio e della piazza del Comune Vecchio, si rianimano, con passo veloce e la curiosità negli occhi, seguono la scia delle sirene.

Solo i negozianti, restano sulla soglia delle loro botteghe, in attesa di qualcuno che porti loro notizie.

E la notizia si sparge veloce, come quella tramontana che la sera prima aveva accompagnato uno strano individuo tra deserti vicoli, con un coltello in tasca.

Un segreto feroce lo aveva spinto verso la morte.

Lo aveva trovato un passante, alla fine della chintan-a , dove uno slargo metteva in bella mostra una nicchia votiva.

Lui era accovacciato lì sotto. Il coltello piantato nel petto. Accanto al corpo, nel sangue, una scritta…RESURREXIT.

Il tipo strano, che nel pomeriggio varca la soglia del negozio di Berto con un fragoroso “Ma sei tutti abbelinè?” è molto conosciuto nel Borgo.

Porta sempre uno strano cappello e lo si può incontrare in “nu maxelli” dove intrattiene animate discussioni.

La sua è una vecchia famiglia varazzina il cui soprannome è Rancacan.

Il nomignolo fu dato ad un suo avo, che si calo’ nei cunicoli sotto la chiesa di Sant’Ambrogio per soccorrere un cane. Riemerse da quel luogo lacero e contuso, con il cane sotto un braccio e alcuni rotoli di vecchie pergamene dall’altro.

Ancor oggi, quelle pergamene, si vocifera, che siano custodite in uno scantinato, nel quale passa la maggior parte del suo tempo.

Nessuno è mai riuscito ad intrufolarsi lì.

Molto conosciuto, storico raffinato e soprattutto, grande esperto di magia.

“Gian go besognu de ti!”.

E con fare maldestro lo spinge nel retrobottega.

“E cussu ghe, anche ti, ti me rumpi u…”

Ma quando dal panno esce il corno….Gian si accascia imbambolato sulla sedia e Berto con un filo di voce , senza riuscire a dare altre spiegazioni, gli dice ”Lo hanno ucciso!”.

continua

Francesco Baggetti

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