
Il 5 maggio è il 79° anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Mauthausen e del sottocampo di Gusen il 6 maggio sarà liberto il sottocampo di Ebensee.
A Mauthausen furono deportati alcuni nostri concittadini antifascisti e renitenti di leva, tutti catturati nella nostra città a seguito di delazioni.
Questo è la Storia di Luigi Isola nato a Varazze il 30 giugno 1925 arrestato a seguito di una spiata nel giugno del 1944.
Interrogato e percosso dalle brigate nere, fu rinchiuso nel carcere di Savona, in quello di Marassi e a S.Vittore.
Internato nel campo di concentramento di Bolzano fu poi deportato a Mauthausen in Austria e poi in quello di Dachau in Germania e infine ad Auschwitz in Polonia n° di matricola 201825
Durante la Marcia della Morte riesce a fuggire e all’arrivo dell’Armata Rossa partecipa alla conquista di Berlino.
La Storia che segue è la sua testimonianza dell’arrivo nel campo di concentramento di Bolzano
In questo luogo di detenzione si incontrarono per l’ultima volta alcuni nostri concittadini, prima di finire la loro esistenza in una fossa comune o in un forno crematorio.
Le memorie di Luigi Isola sono state raccolte dal figlio Egisto Isola Bovani, nel libro “Diario di chi non è tornato” edito dalla sezione ANPI di” Varazze nel 70° anniversario della Liberazione in ricordo di Ester Rapetti.
da “Diario di chi non è tornato” di Luigi Isola
……il mattino successivo a gruppi di dieci andammo negli uffici del comando dove ci furono chiesti i dati anagrafici di ciascuno, compresi la religione e mestiere, necessari per assegnarci ad un blocco specifico.
La lettera A contraddistingueva il blocco di coloro che per le loro professioni erano destinate a lavorare in quel campo.
La lettera C il blocco dove sostavano coloro che appena arrivati dovevano essere ancora immatricolati
La lettera B il blocco per coloro che attendevano di essere deportati in Germania.
Il campo era in fase di allestimento e d’ampliamento per accogliere i detenuti del campo di concentramento di Carpi e perciò occorrevano molti operai specializzati in varie mansioni.
Io dichiarai di essere idraulico e fui assegnato al blocco A
Così fu anche per Mario Sala e mio amico Agostino Bernardis che si qualificarono falegnami
L’altro mio amico Armando Cerruti purtroppo era fornaio ed essendo questo una professione poco utile al fabbisogno del campo, fu destinato a blocco B
Forse se avesse dichiarato di essere un manovale come fece Gino Lupi, che rimase nel blocco A, come factotum si sarebbe salvato.
La stessa sorte toccò inspiegabilmente a Livio Canale, che pur essendo un ottimo meccanico fu mandato anche lui nel blocco B.
Incominciò così la vita nel campo, dove in attesa che giungesse il materiale per il mio lavoro, fui utilizzato come aiutante di un fabbro
Ricordo ancora la figura di quel maestro del ferro di origine veneta, un colosso fisicamente ma così geniale nel lavorare tanto da creare dei veri capolavori col ferro battuto
Mi diceva sempre, “Vedi com’è buffo l’uomo, siamo qui a costruire la nostra prigione, questi ferri verranno fissati alle pareti per reggere dei reticolati e queste altre sono le sbarre che ci faranno ammirare il sole a quadretti”
Ogni giorno i camion continuavano a portare nuovi deportati ma di spedizione in Germania ancora non se ne parlava anche se era evidente a tutti che il blocco B era ormai saturo
In quei giorni accadde un fatto, che mi lasciò meravigliato, in quanto l’amico Agostino Bernardis commise un’autentica stupidaggine, quella di farsi cogliere dai sorveglianti durante il suo lavoro, mentre costruiva degli oggettini di legno, non attinenti alla sua attività, questo per i tedeschi significava sabotaggio, fu subito trasferito al blocco B
I cui componenti dopo alcuni giorni ad appello mattutino espletato furono deportati in Germania
Fui preso da un incontenibile sconforto, perché mi resi conto di aver perso gli amici più cari, non li rividi mai più
Più il tempo passava più avvertivo la loro mancanza, soprattutto di Livio canale colui che fino a poco tempo prima aveva cercato di infondermi il coraggio e speranza, come mi mancavano i suoi consigli.
Nonostante ciò non ci si doveva permettere di perdere tempo in nostalgia e rimpianti, si doveva lavorare con concentrazione per evitare di finire nel gruppo di quelli che partivano
Fortunatamente il lavoro che svolgevo, mi dava la possibilità di muovermi per tutto il campo e ogni volta che vedevo arrivare un nuovo trasporto, pur non augurandolo, cercavo di scorgere qualche persona conosciuta
Dopo qualche giorno arrivarono due autobus di deportati, ai quali chiesi se nel gruppo ci fossero dei Liguri
Mi fu indicato un giovane che non conoscevo, al quale chiesi la provenienza, con mio grande stupore mi disse che era di Varazze e di essere assieme a suo fratello e due suoi cugini, tutti arrestati per non essersi presentati alla chiamata di leva, da parte delle autorità fasciste
Erano i Fratelli Piombo e i fratelli Accinelli, per i quali mi rimane il rimpianto di averli conosciuti in momenti tanto drammatici e di non di non averli in qualche modo aiutati
Furono assegnati al blocco B e dopo pochi giorni anch’essi furono deportati in Germania, da dove non fecero più ritorno
Una mattina al momento dell’appello mancavano due prigionieri scattò subito l’allarme, i blocchi vennero svuotati e ispezionati in ogni angolo, fummo fatti rientrare brutalmente dentro gli alloggiamenti, come se fossimo stati loro complici
Il campo era subbuglio, arrivò un gruppo di tedeschi con cani addestrati
Quel giorno il lavoro venne sospeso e non ci fu nemmeno la distribuzione del magro rancio, perché gli addetti ad esso, erano rinchiusi nei blocchi insieme a noi
Passata la notte, finalmente si aprirono le porte, ma lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi fu sconvolgente, i fuggiaschi erano stati ripresi ed ora martoriati, stavano legati ad un palo conficcato nel centro del campo, i vestiti a brandelli le carni lacerate dai morsi dei cani, i visi tumefatti dalle percorse subite
Dopo il rituale appello, il comandante del campo ci ammonì dicendo
“Questi evasi saranno fustigati, rimarranno così legati per tre giorni e tre notti senza acqua né cibo a monito di chiunque voglia tentare la stessa avventura”. Come si può descrivere ciò che si prova nel vedere frustare dei poveri compagni di sventure?
I loro lamenti, risuonavano nella notte, i loro corpi erano sostenuti soltanto dalle corde che li legavano
Il mattino del quarto giorno era finito tutto, erano svaniti nel nulla loro e il palo della loro sofferenza.
Non li rivedemmo mai più, ma restò nella nostra memoria l’immagine dei patimenti e l’eco delle loro grida disperate
Il tempo passava, quanta gente vidi arrivare partire
Dopo aver esaurito il mio lavoro, venne purtroppo anche per me il momento dell’invio in Germania
Venni spostato al campo B in attesa della partenza …..

Tutte le reazioni:
29Caterina Fazio, Piero Spotorno e altri 27
