Nelle foto, un bellissimo e ben conservato edificio storico, la Casa Torre di Cassisi o di Babele, una delle tre case fortezza che sono site, nel comune di Celle.
Imponente e minacciosa
Le altre due sono in località Roglio e presso la pineta Bottini.
Erano edifici collegati a vista, con altre torri di difesa alcune ancora visibili, sulle alture di Celle.
Avevano lo scopo di avvistamento e di difesa dalle incursioni provenienti dal mare.
La casa “torre di Babele” del XIII secolo, si trova poco prima dell’abitato della frazione Cassisi, di Celle Ligure.
Nella parte ad ovest recintati da un grande muro in pietra, sono presenti alcuni stupendi esemplari di pino marittimo.
Così denominata perché era stata abitata da una famiglia numerosa
I Brusun che vegnivan da Utri.
Passando da quelle parti si sentiva un gran vociare di bambini e ragazzini ” na Babele!”
L’edificio e stato rimaneggiato nel corso dei secoli, fino a diventare un’abitazione, ma ha mantenuta l’originalità delle pietre e mattoni a vista.
Dettame storico di grande impatto visivo.
Peculiarità che ha perso la casa torre in Roglio.
Di notevole interesse il basamento in arenaria e conglomerato, su cui è stata edificata questa costruzione.
Le tubazioni dei pluviali in ceramica.
Interessante scoprire la grande varietà di pietre con cui sono stati costruiti i muri.
La foto del Sistema Difensivo di Celle è un plastico di G.B.Testa.
Povera Catte,ci a ciappato tante botte dal suo dal suo ommu per quei foghi.
Ma la cosa più brutta è sempre quando va a “laitare la vacca”.
Steva si ferma per ciappare fiato.
Tunittu, Bastian e Broscin locciano la testa .
Beve una golata di vino dal collo, sospira e si fa una altra golata.
Ha bisogno de coraggio per contare la più di spavento delle cose viste da lui.
Si sciuga la bocca colla mano inversa, per pigiare tempo , sospira e suscia va avanti e conta.
“Lì, nel mentre Catte laitava la vacca, il diavolo era li! Assettato! Miava la vacca! e poi la povia Catte… la vacca mungiva come quando fa il vitello e Catte bragiava e cianseva”.
“Il diavolo? Ma chi lo dice…ma chi ti puo credere?”
“Vi dico la verità! Mi lo visto!”
Il silenzio calò sul gruppetto di amici.
Gian non riesce a distogliere lo sguardo dal corno, prende una lente di ingrandimento e lo osserva da vicino.
Non ha dubbi!
Le incisioni parlano chiaro.
Il Maligno è tornato. Lucifero, Asmodeo, Satana, Belzebù, o come diavolo lo si voglia chiamare.
Lo ha scritto lui stesso RESURREXIT.
Aveva giurato a suo padre e suo padre aveva giurato a suo padre e così per 150 anni.
La decisione era presa tutto doveva finire, questa volta o mai più. il corno tutto girava intorno ad esso.
Bisognava tornare dove tutto era cominciato.
3 Aprile 1872
L’incisione del corno è terminata.
Ha lavorato tutta la notte i lampi rischiaravano la stanza.
Guarda soddisfatto la sua opera, la accarezza sussurrando parole antiche che gli uomini hanno ormai dimenticato.
Una lenta litania, che diventa sempre più veloce mano a mano che viene ripetuta.
La voce, diventa un sibilo insopportabile.
La figura si volta, un orribile ghigno è disegnato su quel muso di capra…..con un solo corno.
Fine
“La lettera nella Cassetta” finisce così in modo brusco, enigmatico e lascia alcuni interrogativi…sembra quasi che il racconto sia stato interrotto.
Forse da chi non vuole svelare niente di quel triste periodo.
Vorrei rivolgermi a chi ha messo quella chiavetta usb nella mia cassetta e comunque a chi ha, se ci sono, altre cose inerenti a questo fatto, vero o presunto che sia, o di altri accadimenti simili.
Se avete qualche notizia, mi potete contattare in privato.
Questo detto della saggezza ligure, vuol avvisarci di stare attenti ai cambiamenti climatici in questo mese di maggio
Masun sarebbe il mese di maggio inoltrato
Nel proverbio per una questione fonetica Masun potrebbe essere anche Masone città in provincia di Genova nella Valle Stura a 400 msl.
U pelisun è una sorta di grossa maglia di lana.
Diversi ma con la stessa fonia i pelisiun, che sono i pidocchi dei polli e delle piante ed esiste un altro proverbio popolare a loro riferito, che recita:
“Scrullose i pelisiun da dossu” che significa lavarsi rinnovarsi, dopo la stagione invernale
E poi ancora il detto ” ti ghe i pelisiun” e’ riferito alla “pelle di gallina” a seguito di una infreddatura.
Due proverbi e un detto popolare, collegati fra di loro.
Ma contraddittori come lo è il territorio della nostra Liguria
In questi due semplici e ragionati proverbi, c’è un bel pezzo del nostro essere liguri.
Abitanti di una striscia di terra dove il mare è lo sfondo di bricchi e boschi.
La Liguria è una regione montana.
Basta andare sopra un’altura e il nostro sguardo spazia dall’azzurro del mare allo sconfinato susseguirsi di colline e valli a perdita d’occhio.
Chi cerca queste due cose, il verde di un prato e laggiù il mare è in sintonia con questo territorio.
Il mare per chi è nato in un paese di riviera, basta sapere che c’è, cercarlo dallo scorcio di un caruggio o voltarsi per vederlo e riprendere fiato lungo una crosa.
E’ in questo periodo dell’anno, che se “Scrullose i pelisiun da dossu”
In sintonia con questo proverbio sono quelli che in questo periodo effettuano delle escursioni nel nostro entroterra
Sono innumerevoli le foto postate dalla Madonna della Guardia e dalle cime del Beigua.
O in quello stupendo scenario del Passo del Faiallo.
Sceso dalla crosa dei Fratti. A far olio è occasione di rimirare vecchie facce già vedute.
C’è Tunittu, Broscin e u Steva, il figlio del cavaprie de Linvrea.
Tutti ad aspettare per fare l’ olio.
Tratatatratatà , tratatatratatà.
Si fa buio, presto a casa primma de l’Ave Maria! Porte sprangate col rumore secco du ferumorto.
La notte sconde segreti, spiriti maligni si fanno nascosti, piccoli per entrare nelle case.
Allora gli ommi che sono al gombo e aspettano che le ulive diventan olio, si mettono al redosso del bastione della Sunta.
Si contano storie, per passare l’ora, alla luce che sciorte dalla porta del gombo.
E’ Steva, che inizia a contare.
“Vicino alla mia casa è venuta una cosa brutta….
Ho paura a contarla….
Signore, aiutami dammi la forza!
Se non mi ranco questo peso di pietra dal cuore , scioppo!”.
“ Voi avete menzione tutti” disce u Steva, “Della Catte quella santa donna che da sola mena avanti quella catapecchia che sta incima alla stradda rumana?”
“Una volta di sera Catte va nella stalla a dare il fieno alla vacca. Quando il fieno lo ha messo nella greppia fiamme e fuoco!”
“Lei sciorte fuori, chiede aiuto, ma chi può ascoltare quella povera donna? Quando torna, vede che a bruciare è solo il fieno, mangiatoia e stalla sono salvati.”
“Una altra volta le pigliano fuoco i cassetti del comò e del ghirindone. Li ranca e li porta fuori sul terrazzo.
Il 6 maggio del 1998 fu arrestato Donato Bilancia.
Il suo fermo fu la fine di un incubo, confessò 17 omicidi, morì in carcere per infezione da Covid, nel 2020.
Nelle foto, il luogo di un delitto, nel Lungomare Europa, prima della galleria della Maddalena, in direzione di Cogoleto.
Qui il 9 marzo del 1998, Donato Bilancia, compi’ il suo nono omicidio.
Era una ragazza albanese, faceva la prostituta, per i media era Stella Truja.
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“Scendi un attimo, guarda il mare, ti lascio qua e me ne vado…”,
non le ho fatto capire che avrei fatto quello che ho fatto.
Le ho detto che non le
avrei fatto niente, perché non volevo che vedesse la targa, e allora a questo proposito le ho messo l’asciugamano in testa e poi le ho sparato un colpo alla nuca
La ragazza è caduta in avanti, ed è rimasta con i piedi qui, all’inizio della scarpata
Si era denudata per avere il rapporto con me, ed i suoi vestiti, rimasti in macchina sul sedile posteriore, li ho messi tutti
nel solito bidone della spazzatura, mi pare a Varazze.
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Questo triste episodio, fu uno dei 17 omicidi, che sconvolsero e crearono un clima di paura, per circa otto mesi, a Genova e nelle cittadine del ponente ligure, predilette dal maniaco per i suoi efferati crimini.
Ci fu una forte mobilitazione, da parte dei cittadini, molte le segnalazioni alle forze dell’ordine ma senza esisto.
Il 24 marzo, un’altra vittima la nigeriana Tessy Adodo, che fu brutalmente assassinata, poco lontano, in località Mulinetto, nel comune di Cogoleto.
L’omicida conosceva bene questa zona, per avervi soggiornato qualche anno prima.
Con quest’ultimo delitto, furono intensificati i controlli nell’ambiente della vita notturna, fece scalpore, la notizia delle prostitute armate di pistola.
Il pluriomicida, sentendosi braccato, cambiò strategia cercando nuove vittime, tra le passeggere dei treni.
Fu arrestato, all’uscita dell’Ospedale di S.Martino, il 6 maggio del 1998, grazie alla prova del DNA e ai controlli effettuati, tramite il portale del Telepass. Confessò tutti i suoi delitti e fu condannato a 13 ergastoli.
Furono molti i programmi televisivi e i libri dedicati a Donato Bilancia. Da cui emerse un’infanzia infelice e una vita sregolata, sconvolta dal doppio suicidio del fratello, che dopo la separazione dalla moglie, si buttò sotto a un treno, con in braccio suo figlio.
Bilancia era già un pluriomicida, ma a seguito di questo terribile gesto, inizio’ la sua maniaca ossessione, verso il sesso femminile.
Quando fu ritrovata la donna, uccisa nel Lungomare Europa, i media, cincamente, non si preoccuparono di mettere il suo vero nome.
giovane vita.
Meglio quello d’arte, più semplice da pronunciare
Ma offensivo e non rispettoso della vittima.
Il suo vero nome, era Almerina Bodejani
Come altri fatti, avvenuti nella nostra città, niente ricorda la morte di questa donna
Solo una pianta, nel luogo dell’omicido, che fiorisce ogni anno in primavera, ci ricorda che qui è stata brutalmente stroncata una giovane vita.
Ma quel pensiero è distolto da un suono che si diffonde, fino a diventare sirena, tante sirene, ognuna col suo ululato che squarcia l’aria di quella tranquilla mattina.
I sonnolenti nullafacenti che affollano i bar del caruggio e della piazza del Comune Vecchio, si rianimano, con passo veloce e la curiosità negli occhi, seguono la scia delle sirene.
Solo i negozianti, restano sulla soglia delle loro botteghe, in attesa di qualcuno che porti loro notizie.
E la notizia si sparge veloce, come quella tramontana che la sera prima aveva accompagnato uno strano individuo tra deserti vicoli, con un coltello in tasca.
Un segreto feroce lo aveva spinto verso la morte.
Lo aveva trovato un passante, alla fine della chintan-a , dove uno slargo metteva in bella mostra una nicchia votiva.
Lui era accovacciato lì sotto. Il coltello piantato nel petto. Accanto al corpo, nel sangue, una scritta…RESURREXIT.
Il tipo strano, che nel pomeriggio varca la soglia del negozio di Berto con un fragoroso “Ma sei tutti abbelinè?” è molto conosciuto nel Borgo.
Porta sempre uno strano cappello e lo si può incontrare in “nu maxelli” dove intrattiene animate discussioni.
La sua è una vecchia famiglia varazzina il cui soprannome è Rancacan.
Il nomignolo fu dato ad un suo avo, che si calo’ nei cunicoli sotto la chiesa di Sant’Ambrogio per soccorrere un cane. Riemerse da quel luogo lacero e contuso, con il cane sotto un braccio e alcuni rotoli di vecchie pergamene dall’altro.
Ancor oggi, quelle pergamene, si vocifera, che siano custodite in uno scantinato, nel quale passa la maggior parte del suo tempo.
Nessuno è mai riuscito ad intrufolarsi lì.
Molto conosciuto, storico raffinato e soprattutto, grande esperto di magia.
“Gian go besognu de ti!”.
E con fare maldestro lo spinge nel retrobottega.
“E cussu ghe, anche ti, ti me rumpi u…”
Ma quando dal panno esce il corno….Gian si accascia imbambolato sulla sedia e Berto con un filo di voce , senza riuscire a dare altre spiegazioni, gli dice ”Lo hanno ucciso!”.
Il 5 maggio è il 79° anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Mauthausen e del sottocampo di Gusen il 6 maggio sarà liberto il sottocampo di Ebensee.
A Mauthausen furono deportati alcuni nostri concittadini antifascisti e renitenti di leva, tutti catturati nella nostra città a seguito di delazioni.
Questo è la Storia di Luigi Isola nato a Varazze il 30 giugno 1925 arrestato a seguito di una spiata nel giugno del 1944.
Interrogato e percosso dalle brigate nere, fu rinchiuso nel carcere di Savona, in quello di Marassi e a S.Vittore.
Internato nel campo di concentramento di Bolzano fu poi deportato a Mauthausen in Austria e poi in quello di Dachau in Germania e infine ad Auschwitz in Polonia n° di matricola 201825
Durante la Marcia della Morte riesce a fuggire e all’arrivo dell’Armata Rossa partecipa alla conquista di Berlino.
La Storia che segue è la sua testimonianza dell’arrivo nel campo di concentramento di Bolzano
In questo luogo di detenzione si incontrarono per l’ultima volta alcuni nostri concittadini, prima di finire la loro esistenza in una fossa comune o in un forno crematorio.
Le memorie di Luigi Isola sono state raccolte dal figlio Egisto Isola Bovani, nel libro “Diario di chi non è tornato” edito dalla sezione ANPI di” Varazze nel 70° anniversario della Liberazione in ricordo di Ester Rapetti.
da “Diario di chi non è tornato” di Luigi Isola
……il mattino successivo a gruppi di dieci andammo negli uffici del comando dove ci furono chiesti i dati anagrafici di ciascuno, compresi la religione e mestiere, necessari per assegnarci ad un blocco specifico.
La lettera A contraddistingueva il blocco di coloro che per le loro professioni erano destinate a lavorare in quel campo.
La lettera C il blocco dove sostavano coloro che appena arrivati dovevano essere ancora immatricolati
La lettera B il blocco per coloro che attendevano di essere deportati in Germania.
Il campo era in fase di allestimento e d’ampliamento per accogliere i detenuti del campo di concentramento di Carpi e perciò occorrevano molti operai specializzati in varie mansioni.
Io dichiarai di essere idraulico e fui assegnato al blocco A
Così fu anche per Mario Sala e mio amico Agostino Bernardis che si qualificarono falegnami
L’altro mio amico Armando Cerruti purtroppo era fornaio ed essendo questo una professione poco utile al fabbisogno del campo, fu destinato a blocco B
Forse se avesse dichiarato di essere un manovale come fece Gino Lupi, che rimase nel blocco A, come factotum si sarebbe salvato.
La stessa sorte toccò inspiegabilmente a Livio Canale, che pur essendo un ottimo meccanico fu mandato anche lui nel blocco B.
Incominciò così la vita nel campo, dove in attesa che giungesse il materiale per il mio lavoro, fui utilizzato come aiutante di un fabbro
Ricordo ancora la figura di quel maestro del ferro di origine veneta, un colosso fisicamente ma così geniale nel lavorare tanto da creare dei veri capolavori col ferro battuto
Mi diceva sempre, “Vedi com’è buffo l’uomo, siamo qui a costruire la nostra prigione, questi ferri verranno fissati alle pareti per reggere dei reticolati e queste altre sono le sbarre che ci faranno ammirare il sole a quadretti”
Ogni giorno i camion continuavano a portare nuovi deportati ma di spedizione in Germania ancora non se ne parlava anche se era evidente a tutti che il blocco B era ormai saturo
In quei giorni accadde un fatto, che mi lasciò meravigliato, in quanto l’amico Agostino Bernardis commise un’autentica stupidaggine, quella di farsi cogliere dai sorveglianti durante il suo lavoro, mentre costruiva degli oggettini di legno, non attinenti alla sua attività, questo per i tedeschi significava sabotaggio, fu subito trasferito al blocco B
I cui componenti dopo alcuni giorni ad appello mattutino espletato furono deportati in Germania
Fui preso da un incontenibile sconforto, perché mi resi conto di aver perso gli amici più cari, non li rividi mai più
Più il tempo passava più avvertivo la loro mancanza, soprattutto di Livio canale colui che fino a poco tempo prima aveva cercato di infondermi il coraggio e speranza, come mi mancavano i suoi consigli.
Nonostante ciò non ci si doveva permettere di perdere tempo in nostalgia e rimpianti, si doveva lavorare con concentrazione per evitare di finire nel gruppo di quelli che partivano
Fortunatamente il lavoro che svolgevo, mi dava la possibilità di muovermi per tutto il campo e ogni volta che vedevo arrivare un nuovo trasporto, pur non augurandolo, cercavo di scorgere qualche persona conosciuta
Dopo qualche giorno arrivarono due autobus di deportati, ai quali chiesi se nel gruppo ci fossero dei Liguri
Mi fu indicato un giovane che non conoscevo, al quale chiesi la provenienza, con mio grande stupore mi disse che era di Varazze e di essere assieme a suo fratello e due suoi cugini, tutti arrestati per non essersi presentati alla chiamata di leva, da parte delle autorità fasciste
Erano i Fratelli Piombo e i fratelli Accinelli, per i quali mi rimane il rimpianto di averli conosciuti in momenti tanto drammatici e di non di non averli in qualche modo aiutati
Furono assegnati al blocco B e dopo pochi giorni anch’essi furono deportati in Germania, da dove non fecero più ritorno
Una mattina al momento dell’appello mancavano due prigionieri scattò subito l’allarme, i blocchi vennero svuotati e ispezionati in ogni angolo, fummo fatti rientrare brutalmente dentro gli alloggiamenti, come se fossimo stati loro complici
Il campo era subbuglio, arrivò un gruppo di tedeschi con cani addestrati
Quel giorno il lavoro venne sospeso e non ci fu nemmeno la distribuzione del magro rancio, perché gli addetti ad esso, erano rinchiusi nei blocchi insieme a noi
Passata la notte, finalmente si aprirono le porte, ma lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi fu sconvolgente, i fuggiaschi erano stati ripresi ed ora martoriati, stavano legati ad un palo conficcato nel centro del campo, i vestiti a brandelli le carni lacerate dai morsi dei cani, i visi tumefatti dalle percorse subite
Dopo il rituale appello, il comandante del campo ci ammonì dicendo
“Questi evasi saranno fustigati, rimarranno così legati per tre giorni e tre notti senza acqua né cibo a monito di chiunque voglia tentare la stessa avventura”. Come si può descrivere ciò che si prova nel vedere frustare dei poveri compagni di sventure?
I loro lamenti, risuonavano nella notte, i loro corpi erano sostenuti soltanto dalle corde che li legavano
Il mattino del quarto giorno era finito tutto, erano svaniti nel nulla loro e il palo della loro sofferenza.
Non li rivedemmo mai più, ma restò nella nostra memoria l’immagine dei patimenti e l’eco delle loro grida disperate
Il tempo passava, quanta gente vidi arrivare partire
Dopo aver esaurito il mio lavoro, venne purtroppo anche per me il momento dell’invio in Germania
Venni spostato al campo B in attesa della partenza …..
Intabarrato nella sua mantella, un uomo procede con passo veloce nello stretto caruggio di Sant’Ambrogio.
Ogni tanto si volta con fare nervoso e scruta tra la fioca luce dei lampioni.
Poi riprende il passo, sfidando un vento gelido che gli si appiccica addosso.
E’ già tardi, tutti i negozi sono chiusi, tranne uno, ancora con la serranda a mezz’asta.
Si guarda ancora alle spalle. Entra.
“Buonasera, vorrei un coltello, quello si, con la lama più lunga…. me lo incarti”.
Il negoziante va nel retrobottega, prende una scatola, pochi attimi…e l’uomo si è già confuso nella notte, e con lui il coltello.
“Che grama giornata! Bastano dieci secondi e la gente ti frega subito!”
Mugugna, mentre chiude la serranda, con un tonfo sordo che rimbomba per tutta via Sant’ Ambrogio, come un urlo.
Tira su il cappuccio per ripararsi dalla pioggia e brontolando tra sè e sé si avvia verso casa.
E’ una bella giornata di sole, quella che vede il nostro negoziante aprire bottega. La tramontana ha spazzato via il brutto tempo e il cattivo umore.
Passa veloce la mattinata, tra vendite, scaramucce con i foresti, che ancora non hanno capito la differenza tra intestini e viabilità pedonale e qualche curioso.
“Belin Berto! Ti tiè missu a vende anche e corna… oua! Non ti bastano le tue!”
“Cusse ti disci Rensu, ti e sa ciuccu?”
E’ in quel momento che vede, nella sua vetrina, un grande corno riccamente intarsiato.
Berto esterrefatto lo prende e senza più dare retta agli amici si chiude nel retrobottega.
Che fare?
Rimugina Berto, con quel corno tra le mani, lo gira e lo rigira, pensa allo strano tipo della sera precedente…….ma certo!!!!!
Lui lo ha messo lì.
Lo avvolge in un panno e lo nasconde.
“So io a chi farlo vedere”.
E intanto nelle orecchie sente già il suono del denaro frusciante che entrerà nelle sue tasche. ”
Circa una settimana fa vedo attraverso la finestrella, che è arrivata posta apro la cassetta , ci sono, la bolletta del gas, un’avviso di scadenza dell’assicurazione auto e trovo avvolta in una busta di plastica trasparente, una chiavetta usb.
Chi può averla messa lì?
La rigiro tra le mani la porto in casa e poi la collego al computer.
Il file ha una breve prefazione e sembra proprio indirizzato a me.
Poi inizia il racconto di una avvincente storia tra i caruggi della nostra città.
Questo è il messaggio
Gentile Signore Giuan Marti, so che lei si interessa di cose e avvenimenti passati.
Vorrei che pubblicasse questo racconto, affinchè , se qualcuno si riconosce in questa storia, possa proseguire la ricerca.
Ora mi spiego.
Tutto ha avuto inizio con il ritrovamento di un foglio, ripiegato in quattro, custodito in una vecchia Bibbia.
A sua volta la Bibbia proveniva dallo sgombero di una povera casa, il cui proprietario se ne era andato tra i più.
Il robivecchi buttava nel cassonetto tutto quello che lui non considerava fonte di un qualche guadagno.
Tra i vari libri sparsi uno attirò la mia attenzione.
Mi pareva che la copertina emanasse uno strano luccichio.
Non voglio dire altro.
Solo che la lettura di quel foglio scolorito, datato 1872, mi ha guidato attraverso una storia dove avvenimenti terribili sono successi e fatto conoscere persone strettamente legate alla storia stessa.
Non tutto è finito!
Ed è per questo che che affido a lei questo scritto , che non è opera mia, ma mi è stato raccontato, o meglio, svelato, da chi nella storia ha avuto , in qualche modo, a che fare.
Anche se non è stato corretto quel recapito anonimo.
Ho deciso di pubblicare questa storia con il nome “Il Racconto nella Cassetta” è avvincente e inquietante, anche perché tutto si è svolto nella nostra città.
L’ho suddivisa in cinque parti e domani alla stessa ora di questo mio articolo, alle h.20, pubblicherò la prima parte.
Vorrei rivolgermi a chi ha messo quella chiavetta usb nella mia cassetta e comunque a chi ha, se ci sono, altre cose inerenti a questo fatto, vero o presunto che sia, o di altri accadimenti simili, se avete qualche notizia mi potete contattare in privato.